Home Scienze della natura Dissesto Idrogeologico: processi naturali e rischi connessi

Dissesto Idrogeologico: processi naturali e rischi connessi

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dissesto idrogeologico

In questi giorni gran parte del territorio italiano è stato investito da una perturbazione ciclonica. La convergenza di grandi masse d’aria verso centri di bassa pressione è accompagnata da ascesa d’aria e raffreddamento adiabatico, con conseguente formazione di nuvolosità e precipitazioni. I cicloni si formano proprio quando il gradiente barico (di pressione) è molto forte, dando luogo successivamente ad eventi di estrema intensità. Quello che si è abbattuto in Italia è in particolare un ciclone mobile (Fig.1), capace di migrare e coprire quasi tutto il territorio italiano, causando ingenti danni e purtroppo anche vari morti.

Ciclone che ha colpito l’Italia in questi giorni
Fig. 1 – Ciclone che ha colpito l’Italia in questi giorni

Spesso nei vari mezzi di comunicazione si sente parlare di rischio idrogeologico. Il concetto di rischio è uno dei concetti scientifici più importanti per chi si occupa di mitigazione del rischio in generale e molte volte viene percepito in maniera riduttiva e superficiale. Il rischio (R) è una vera e propria equazione matematica data dal prodotto di tre parametri: pericolosità (P), valore esposto (Ve) e vulnerabilità (Vu).

R = P x (Ve x Vu)

La pericolosità (P) è semplicemente la probabilità che un determinato fenomeno (che può essere un’eruzione vulcanica, un terremoto, una frana, etc.) si verifichi in un certo intervallo di tempo e in una determinata area;

Il valore esposto (Ve) è il “valore” di tutti gli elementi esposti al rischio in una determinata area;

La vulnerabilità (Vu) è la propensione (di persone, di edifici, di monumenti, etc.) a subire danneggiamenti per effetto di un determinato evento.

L’insieme di valore esposto e vulnerabilità viene definito danno.

Facendo delle banali considerazioni matematiche a parità di pericolosità di un evento, il rischio aumenta con l’aumentare dell’urbanizzazione e della popolazione delle aree circostanti ad elementi che possono provocare danni (un vulcano, una zona soggetta a frane, un fiume, etc.).

Quando si sente dire quindi che l’Italia è un paese a forte rischio sismico, vulcanico ed idrogeologico ci si riferisce proprio al fatto che vi è una ingente urbanizzazione in aree limitrofe ad elementi potenzialmente dannosi. Basti pensare ad esempio alla densità di popolazione nell’area etnea, nell’area vesuviana o in tutte le aree adiacenti ai grandi corsi d’acqua italiani.

Tra i fenomeni più pericolosi connessi a condizioni climatiche con piovosità elevata vi sono sicuramente i fenomeni franosi e gli eventi di piena di un fiume.

Le frane vengono definite come un movimento di roccia, detrito o terra lungo un versante e vengono classificate proprio in base al tipo di movimento che effettuano. Essenzialmente si distinguono frane di crollo, di ribaltamento, di scivolamento e di espansione, dove il fattore di controllo principale è dato dalla forza di gravità. Vi sono poi le frane per colamento (o colate), dove oltre la gravità si aggiunge la componente dell’acqua (Fig.2).

Altri fenomeni molto pericolosi sono le alluvioni, dovuti a eventi di piena dei corsi d’acqua in seguito a periodi di forte piovosità. Quando l’afflusso d’acqua è molto elevato, un fiume può straripare, ovvero può oltrepassare i propri argini riversandosi sulle zone adiacenti (pianure alluvionali) distruggendo e depositando tutto ciò che trasporta (Fig.3).

Effetti di un alluvione
Fig. 3 – Effetti di un alluvione

La figura professionale in grado di controllare i vari processi ed eventualmente attuare nella prevenzione del rischio idrogeologico è il geomorfologo, che assieme ad altri professionisti si occupa di studiare le varie forme del rilievo terrestre e come queste evolvono in base ai vari processi a cui sono sottomesse.

Infine, quello che mi preme sottolineare, riferendomi alla cronaca più recente, è che non ci troviamo di fronte ad epocali cataclismi od a fenomeni di mutamenti climatici radicali, repentini e di chissà quale straordinaria natura. Gli eventi, cosiddetti “catastrofici” si sono verificati con cadenza periodica ed omogenea nel corso della storia (Vedi articolo Prof. Giuffrida). Il problema principale dunque, è come le comunità rispondano alle “emergenze” e su come esse pianifichino il loro stare al mondo operando affinché di “emergenze” ve ne siano sempre meno.

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