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Dialogo tra filosofia e medicina – I comitati etici

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Tradizionalmente l’etica si colloca in uno spazio intermedio tra sapere teorico e sapere pratico, poiché coniuga e deve conciliare un’istanza conoscitiva di carattere teorico con un’altra di tipo pratico-operativo. Le sfide del nostro tempo, che mettono a disposizione dell’uomo conoscenze nuove e possibilità applicative in passato inimmaginabili, ci invitano a pensare e a riflettere prima di agire, riportando così ai contenuti e alle metodologie tipiche dell’etica: accanto alle nuove competenze e abilità tecnologiche e scientifiche va esercitata la capacità etica di valutare il loro impatto, di esercitare un giudizio, di prendere decisioni e agire, infine, di conseguenza.

È noto come in bioetica siano soprattutto filosofia e medicina a mettersi in dialogo secondo questa modalità di fecondo interscambio fra dimensione teorica e dimensione pratica. La filosofia, infatti, dota la medicina di uno sguardo di ampio respiro, interessato soprattutto a porre domande,  laddove la medicina invita la filosofia a fornire anche risposte pratiche che possano orientare l’agire. Questa interazione fra filosofia e medicina trova visibilità pubblica e istituzionale nei comitati etici e nel lavoro di consulenza che essi svolgono.

Lo spazio di confronto e deliberazione che viene a crearsi nei comitati etici, che si può configurare come luogo significativo per condurre una riflessione comune sulla medicina, sulle sue finalità odierne, e sulle sue dimensioni etiche.

L’etica medica è stata a lungo confinata nel ristretto ambito professionale della sola medicina, mentre a partire dalla fine degli anni Sessanta dello scorso secolo è stata progressivamente assorbita in un quadro più ampio per la cui definizione si è fatto ricorso a un nuovo termine, che è proprio quello di “bioetica”.

Nella bioetica vengono inclusi non solo problemi etici che nascono nello spazio del rapporto medico-paziente, ma anche quelli che interessano il rapporto con altri operatori sanitari, quelli sollevati dalla ricerca e dalla sperimentazione, quelli infine connessi con la gestione delle istituzioni sanitarie.

A livello nazionale e internazionale si sono formati, negli anni più recenti, gruppi di studio, comitati e commissioni, con il compito di analizzare e affrontare le questioni etiche più delicate e urgenti che emergono nel dibattito attuale: alla base di diritti e doveri, infatti, ci sono valori, che una comunità riconosce come propri e decide di tutelare e promuovere, come elementi fondamentali del proprio costituirsi, nell’interesse delle persone che vi appartengono e che alla sua vita partecipano. Si avverte l’esigenza di discernere, al di là di quel che si può fare, quel che si vuole fare, per capire dove si vuole o si può arrivare.

A questo riguardo, si assiste in Italia e nel panorama internazionale ad un’ampia diffusione e ad una consistente attività di comitati etici, in particolare entro le istituzioni sanitarie, con natura e ruoli diversi. Che cosa rappresentano i comitati etici? Perché sono stati costituiti? Sono le domande che mi sono posta e a cui ho cercato di dare una risposta, studiando e consultando saggi, testi e relazioni in riviste di argomento filosofico. La loro diffusione può essere letta come segno di un crescente bisogno di evidenziare e riflettere sulla dimensione etica della medicina: questioni significative di etica sanitaria emergono, infatti, oggi con prepotenza e urgenza nella pratica clinica quotidiana. I comitati sono ormai entrati a far parte dello scenario nel quale la medicina viene esercitata, pensata e organizzata, nei suoi diversi ambiti; essi, a loro volta, contribuiscono a definire alcune delle caratteristiche del contesto entro cui la medicina viene esercitata.

Le funzioni attribuite ai comitati etici sono diverse: valutare i protocolli di ricerca, analizzare casi clinici complessi, elaborare linee-guida su singole questioni, svolgere attività di formazione. La tipologia dei comitati etici può essere ricondotta a tre fisionomie principali: ci sono comitati di revisione dei protocolli di ricerca, comitati di etica clinica, e infine commissioni ad hoc e comitati regionali e nazionali.

La dimensione clinica della medicina, ossia quella che si esercita al letto del paziente e fa riferimento al rapporto tra chi cura e chi riceve questa cura, nel momento della malattia, è gravida di implicazioni etiche, dal momento che l’operatore sanitario, e spesso anche il paziente – se è cosciente – si interrogano non solo su quale sia la pratica tecnicamente più efficace, ma anche quella moralmente più giusta. I comitati di etica e la pratica della consulenza clinica amplificano il senso di questa dinamica. L’etica clinica presenta in primo luogo la difficoltà di stabilire in essa un equilibrio tra teoria e prassi, ossia tra il piano della fondazione e quello dell’applicazione. Quello che in ogni caso è certo è che il medico, il biologo, il giurista che voglia oggi pensare dentro la bioetica dovrà confrontarsi con domande che non sono solo sanitarie, biologiche, giuridiche e che coinvolgono l’umano al di là della sua specifica professionalità.

La bioetica è un peculiare luogo di questioni complesse in cui si richiede non un metodo univoco da applicare a tutti i casi, ma la ricerca di una metodologia d’intervento che si fondi sull’interdisciplinarità.

Una delle pratiche maggiormente coinvolte da questa interdisciplinarità è quella legata alla consulenza etica, rivolta sia agli operatori sanitari sia ai pazienti e/o ai loro congiunti. Alcuni dei problemi più scottanti di bioetica si presentano infatti nei termini di un dilemma in cui vive colui che ha la responsabilità di scegliere: continuare o non la cura? Interrompere o non la gravidanza? Rivelare o tacere una diagnosi infausta? Spesso il soggetto in questione mostra un’intenzione ambivalente che non riesce a sbloccarsi in una direzione piuttosto che nell’altra, nel timore di sbagliare. Da questo punto di vista il consulente dovrebbe avere la capacità di mettere a fuoco l’alternativa, senza pretendere di guidare paternalisticamente il consultante verso una direzione che il consulente ritiene giusta, ma senza nemmeno abbandonare il consultante a se stesso, dal momento che è proprio per la mancanza di un sostegno che egli si ritrova paralizzato. Questo ruolo di consulenza, oggi, è svolto anche dai Comitati di etica. Nel corso della trattazione verranno perciò analizzati l’identità, le abilità e gli strumenti di cui il counselor bioetico dovrebbe disporre al fine di instaurare una relazione d’aiuto comprensivo-empatica in situazioni esistenziali caratterizzate da dilemmi di natura bioetica. Segue una descrizione storica sull’origine dei comitati etici fino alla loro espansione, analizzando i passaggi che dagli Stati Uniti li hanno portati in Italia.

l’attenzione sul valore della salute, inteso come bene fondamentale della persona. Da questa concezione della salute assistiamo ad un mutamento del rapporto di cura, superando il tradizionale modello paternalistico e la visione meccanicistica, arriviamo ad un concetto di salute inteso come benessere nella globalità dei valori della persona. Scienza, tecnica ed evoluzione sociale fanno da mediazione all’incontro tra etica e salute; i concetti di promozione e prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione si concretizzano in un continuo dinamismo che coinvolge anche l’etica. C’è in tal senso una stretta analogia tra l’etica e la clinica, coinvolgendo il soggetto morale nell’atto medico, l’etica è un sapere pratico presente, in maniera implicita, nell’attività sanitaria, e può esser letta come una forma di ermeneutica medica. Alla riflessione etica appartiene così una dinamica circolarità tra problemi particolari e principi generali: i problemi particolari muovono alla riflessione cercando principi motivazionali, in tal modo il tratto etico della medicina è legato alla sua fisionomia di pratica, nella quale si ha uno scambio tra curante e curato.

Nello spazio di confronto tra l’attività dell’etica clinica e i comitati etici si pone la questione del pluralismo morale, considerato come una delle premesse teoriche dell’esistenza stessa dei comitati. Il campo di agire del pluralismo morale viene rintracciato e delineato all’interno dell’operatività dei comitati etici, in un ambito di confronto interdisciplinare.

Ventuno anni fa, nel 1990, venne istituito in Italia il C.N.B., molti pronosticarono un suo vistoso e rapido fallimento, ma come la storia di questi anni ci ha dimostrato il C.N.B. ha in realtà saputo rispondere ad una esigenza profonda del nostro tempo.

Quella dei comitati è una sfida, tuttora aperta a ogni esito, di successo così come di fallimento, ma che comunque senza esagerazioni va ritenuta epocale: epocale perché inedita e storicamente inaudita. Il C.N.B. ha coinvolto decine dei migliori ingegni del nostro paese in ambito scientifico, giuridico, etico, sociale, che in modo cadenzato ha attivato quasi duecento sedute collegiali, che ha promosso convegni interdisciplinari a partecipazione nazionale internazionale, che ha portato alla pubblicazione di più di 50 documenti di ampio respiro e di un numero altrettanto vistoso di mozioni, raccomandazioni e pareri.

La società civile ha chiesto al C.N.B. di non degradarsi a mero organo burocratico; di non chiudere gli occhi di fronte al pluralismo etico diffuso nel nostro paese e ai problemi che tale pluralismo attiva; di non aspettare passivamente di essere oggetto di richieste formali di intervento da parte delle istituzioni, ma di saperle anticipare e di prendersi comunque carico dei risvolti etici nel campo delle tecnologie e delle scienze mediche.

Il C.N.B. nei suoi anni di storia ha fatto più volte riferimento all’Università, mettendo in risalto il suo ruolo formativo. Nei documenti del C.N.B. il legame tra bioetica e università si sviluppa attorno al tema della preparazione dei futuri professionisti nei campi delle scienze della vita e della cura della salute. Viene enunciata la tesi che una solida preparazione scientifica deve necessariamente affiancarsi ad un’adeguata preparazione nel campo etico, per riferimento ai quesiti morali che sempre più spesso caratterizzano l’odierna impresa scientifica.

Bibliografia

Borgia M.L.,Guida per i comitati di Bioetica alla sperimentazione clinica, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma 2001.

Galvagni L., Bioetica e Comitati Etici, Edizione Dehoniane, Bologna 2005.

Spinsanti S., Bioetica e antropologia medica, Carocci, Roma 1991.

Mordacci R., I comitati di etica: una realtà in divenire, “ Aggiornamenti Sociali”, 48/2 febbraio 1997.

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