Home Attualità Descrivere la modernità: a proposito di “public history”*

Descrivere la modernità: a proposito di “public history”*

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  1. L’esperienza giornalistica

Sono giornalista pubblicista e collaboro da quarant’anni a periodici e quotidiani. Tra anni Settanta e anni Ottanta sono stato nella redazione napoletana del quotidiano “Paese Sera”. Mi occupavo di spettacoli, in particolare di cronaca e critica musicale. Negli anni Ottanta sono stato redattore di un periodico di battaglia, per così dire, “La Voce della Campania”, che per primo portò l’attenzione sulle modalità e le dinamiche della ricostruzione postterremoto e sugli intrecci tra affari e politica. Dal 1993 sono editorialista delle pagine napoletane de “La Repubblica” e ho seguito tutta la parabola della “stagione dei sindaci”, dopo la legge 81/93 che ha stabilito la loro elezione diretta. In tutta questa lunga esperienza non ho mai dimenticato e mai dimentico la mia professione di storico, in particolare di storico modernista. Anche in questo caso propongo qualche esempio.

 Nel biennio 1994-95 Antonio Bassolino, il sindaco della nuova stagione di Napoli, stava forse vivendo il punto più alto della sua storia politica. Era considerato dai media nazionali e internazionali un simbolo del nuovo corso delle città italiane, un modello di buon governo, il protagonista del cosiddetto “Rinascimento napoletano”. Non esitai, allora, nei miei articoli su “Repubblica”, a inserire Bassolino nella lunga catena dei monarchi illuminati dal “re proprio” Carlo III ai sindaci Lauro e Valenzi: “re impropri” ma assai simili al sovrano borbonico quanto a personalità carismatica, a tipologia del rapporto populistico, a mitologia del personaggio. Fu peraltro un pretesto per ripensare il binomio Napoli-Borbone, stabilire le proporzioni e le differenze tra i diversi sovrani della dinastia, dal primo all’ultimo Francesco II, analizzare criticamente le discussioni e le polemiche neoborboniche sull’Unità d’Italia. La ripresa del tema avvenne con quella che definii “la voglia di re”, collegata al via vai di principi e teste coronate a Napoli nel 1995, e alle controcelebrazioni del bicentenario del 1799.

 Soprattutto durante il secondo mandato della “stagione dei sindaci”, tra il 1997 e il 2001, la Campania fu il teatro di un vero e proprio scontro politico fra il primo cittadino di Salerno, Vincenzo De Luca, e quello di Napoli, Antonio Bassolino. Alla base dello scontro, l’attacco da parte di De Luca, autoproclamatosi paladino delle province regionali, al “napolicentrismo” di Bassolino e l’esaltazione del “modello Salerno”. Anche in questo caso, partendo da un dato di cronaca, cercai di affrontare, assai sinteticamente e con linguaggio giornalistico, il problema del rapporto storico fra la capitale e le città provinciali. Fu un’occasione per ricordare l’evoluzione di Salerno da piccola a media città regionale e la sua difficoltà a funzionare come centro di coordinamento del suo hinterland provinciale durante l’età moderna.

 

  1. Un blog per la storia

Che cos’è www.lidentitadiclio.com ? Le tre parole-chiave di questo blog, che è nato come una vera e propria scommessa alcuni mesi fa grazie alla collaborazione insostituibile con l’amico e collega Ninni Giuffrida, sono state: insegnare, comunicare, informare. Insegnare, cioè un confronto tra esperienze diverse di insegnamento della storia, un dialogo tra scuola di base, scuola superiore e università. Oggi si avverte in modo particolare la necessità di questa collaborazione: la sua assenza si ripercuote su tutti i livelli formativi ed è all’origine di uno studente universitario sempre più dequalificato, come dimostra l’esperienza quotidiana dei docenti. La seconda parola-chiave è: comunicare. Il vuoto di comunicazione della storia presso il grande pubblico è spesso riempito da improbabili surrogati, che non educano a comprendere il senso di questa straordinaria forma di conoscenza. Infine informare. Mi riferisco in particolare al rapporto tra conoscenza storica e nuove tecniche dell’informazione digitale. Intorno a queste tre parole-chiave si può costruire un nuovo rapporto tra didattica e ricerca storica: è l’obiettivo ambizioso di questo blog, che si avvale di un gruppo di giovani tecnici valenti operanti in una start up presso l’Università di Palermo.

 Il suo titolo è l’identità di Clio. Esso allude ad un doppio livello: quello analitico e quello progettuale. Il primo vuole essere una riflessione a tutto campo sulla crisi di identità della storia sia nella pratica della ricerca scientifica sia nel senso comune. Il secondo, il livello progettuale, intende proporre un percorso: dal presente senza storia al presente come storia.

 Abbiamo individuato le seguenti rubriche: Insegnare la storia, Storia in digitale, Storia e altre scienze, Master e dottorati, Storia e fiction, Andare per cataloghi e spigolature, Saggi e ricerche in corso.

 L’obiettivo è duplice:  incrociare i problemi della ricerca e della didattica della storia con le tre parole-chiave suindicate; raggiungere un pubblico più ampio rispetto a quello degli addetti ai lavori. Si è richiesto dunque a tutti i collaboratori lo sforzo di un linguaggio semplice, chiaro, non autoreferenziale.

 Con una buona dose di ambizione – che non guasta certo quando si avvia un progetto – ma anche con l’umiltà necessaria, entrambe essenziali ad ogni sperimentazione, stiamo cercando di proporre un nuovo modo di parlare e scrivere di storia. Pezzi brevi, formule contratte, espressioni chiare e sintetiche, che cercano di arrivare al cuore di fatti e concetti, vogliono ricordare a tutti che le parole sono risorse scarse. Il loro valore d’uso è direttamente proporzionale al loro valore di scambio: strumenti per capire e far capire, solo se le parole non sono autoreferenziali e non si avvitano su se stesse, possono essere efficaci comunicatori.

Fare storia non è un mestiere che richiede esclusivamente la padronanza tecnica degli utensili e degli strumenti di lavoro. E’ soprattutto la pratica di una forma aperta di conoscenza in costante dialogo con altre forme di conoscenza. Questo è stato per me il principale insegnamento del mio maestro, che ci ha lasciato da poco tempo, Giuseppe Galasso Ne discende l’esigenza di scavalcare i confini, di superare gli steccati, di non rinchiudersi nella convenzionale e tradizionale difesa di un sapere per iniziati. Ne discende altresì la curiosità per il trasversale, per il border-line, per i rapporti tra storia e fiction, storia e altre scienze: e pare che i nostri lettori gradiscano particolarmente questo tipo di approccio.

Oltre cinquantamila visualizzazioni dopo pochi mesi di vita; link più visitati e di successo come “L’insegnamento della storia”, “Storia e fiction”, “Storia e altre scienze”; temi che stanno suscitando grande interesse come la storia dell’alimentazione, della mentalità, della devozione popolare, la dimensione della storicità nel “Trono di spade” e in altre produzioni di fiction televisive..

 Sono alcuni dati di tipo quantitativo e qualitativo che riassumono, sul fronte della domanda, il senso di un’operazione. Nata come una scommessa, “L’identità di Clio” sta acquistando un suo spazio peculiare nel panorama dell’offerta dei prodotti di storia on line. Certo la nostra offerta va perfezionata sia ampliando ancora la proposta di link, sia identificando una più organica linea di riflessione, sia promuovendo e provocando attraverso forum una più attiva partecipazione degli utenti.

Ma intanto possiamo ipotizzare, alla luce dei risultati raggiunti finora, che si avverte il bisogno di una più articolata visione della storia. In essa entrano certo la ricerca scientifica, la conoscenza e la comunicazione di lavori in corso, la capacità di coniugare rigore filologico e critico con l’abilità della divulgazione. Ma entrano anche la dimensione del servizio, la dimensione ludica – se l’autore si diverte nello scrivere un pezzo, fa divertire anche il lettore – l’attenzione al rapporto fra storia e cronaca quotidiana – e la ricerca delle “bufale” nell’informazione vuole perseguire questo fine.

  Insomma l’obiettivo che ci proponiamo è quello di offrire ai nostri lettori qualche strumento in più, possibilmente rilassato e rilassante, per capire la realtà che ci circonda.

 Il nostro blog ha compiuto da poco un salto di qualità: è stato depositato al tribunale di Palermo come testata giornalistica. Consente dunque ai suoi collaboratori di richiedere dopo due anni la tessera di pubblicista. Si presenta più accattivante e piacevole nella veste grafica, con più informazioni interattive, soprattutto con un’offerta culturale più ricca e articolata.

Ma è soprattutto nei suoi contenuti che L’identità di Clio, pur conservando e anzi meglio sviluppando i suoi caratteri originari e originali, intende proporre alcune significative innovazioni. I due attributi, originari e originali, non sono qui usati a caso. Essi costituiscono un’endiadi. Perché questo blog, fin dalla sua origine, si è voluto presentare ai suoi lettori ed utenti con una sua precisa fisionomia: affrontare temi e questioni che hanno a che fare con la dimensione della storicità; segnalare e discutere libri importanti e utili per l’aggiornamento non solo degli operatori di settore (docenti di scuola e di università), ma di tutta quella platea di lettori che una volta si chiamavano “persone colte”; coniugare passato e presente attraverso l’attenzione su questioni di stringente attualità (valga come esempio il dibattito sulla istituzione della giornata per le vittime dell’Unità); presentare interventi e articoli brevi, con linguaggio semplice, chiaro e accessibile, privo di qualsiasi stile e modi di comunicazione accademici.  

  Abbiamo inoltre identificato alcuni campi di particolare interesse come il rapporto fra storia e fiction, che ha avuto uno straordinario successo fra coloro che ci seguono. Essi hanno pure mostrato di apprezzare un genere che, nell’ultimo periodo, abbiamo frequentemente utilizzato: quello delle “interviste impossibili”.

 Gli obiettivi realizzati sono motivo di orgoglio per chi aveva intrapreso questa avventura come una scommessa. E costituiscono l’originalità del nostro blog che oggi si presenta ancora come un “unicum” nell’offerta non tradizionale dei prodotti della conoscenza storica, anche per il numero di visualizzazioni e per la loro estesa geografia anche fuori dell’Europa.

 Vogliamo naturalmente andare avanti. Nuovi contenuti, nuovi link, offerta di prodotti audiovisivi, possibilità di interagire con facebook, twitter, istagram, ecc. perfezioneranno L’identità di Clio.

 Ma, soprattutto, saremo più e meglio attivi su temi di attualità, con l’obiettivo di trasmettere l’idea di un presente continuamente storicizzato e non composto di schegge, frammenti, attimi fuggenti privi di senso. E forse è questo il vero senso della “Public History”.

 

 *Testo delle lezioni svolte al Master in Public History presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università Statale di Milano l’8 e il 9 febbraio 2018. Dedico questo piccolo scritto alla memoria del mio grande amico e maestro Giuseppe Galasso.

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Aurelio Musi
Professore ordinario di Storia Moderna presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Salerno. Membro del direttivo della Società Salernitana di Storia Patria. Giornalista pubblicista. Collaboratore del quotidiano "La Repubblica". Ha svolto ricerche sulla storia delle istituzioni europee nell'età moderna, sul Mezzogiorno spagnolo, su problemi di metodologia e storia della storiografia. Ha fatto parte di organismi di ricerca internazionale (ESF, GISEM, ecc.)