Nella democrazia diretta, il cittadino ha diritto di intervenire nel processo decisionale del governo della nazione. Nella indiretta, invece, elegge dei rappresentanti che agiranno in suo nome

Grillo e il ruolo del referendum nella democrazia

Di recente, Beppe Grillo ha dichiarato di non credere in una forma di rappresentanza parlamentare ma nella democrazia diretta, citando in proposito il referendum come il massimo dell’espressione democratica.

Ma qual è la differenza tra democrazia diretta e indiretta?

Nel primo caso, il cittadino assume un ruolo fondamentale perché ha il diritto di prendere parte al processo decisionale.

Nella democrazia indiretta, invece, egli sceglie il proprio rappresentante, il quale parteciperà all’amministrazione del governo e agirà per suo conto.

Nel primo caso, quindi, l’elettore entra a far parte delle scelte decisionali del governo; nel secondo egli vota per un soggetto che dovrà rappresentarlo in Parlamento.

Svizzera ed Italia, due modelli a confronto 

Nella democrazia diretta, chiamata anche democrazia partecipativa, il cittadino svolge quindi un ruolo determinante per ciò che riguarda le decisioni relative alle leggi e alle politiche del governo.

La Svizzera, ad esempio, è uno dei Paesi in cui questo sistema è prevalente. È, infatti, ammissibile in via ordinaria e non straordinaria la richiesta dei cittadini di votare su questioni pubbliche. Così, a differenza di quanto avviene in Italia, per referendum s’intende soprattutto una qualunque procedura di abrogazione di una legge vigente su proposta di sole cinquantamila firme in cento giorni, anche in materia di trattati internazionali, caso che è escluso in Italia.

Nel nostro Paese, peraltro, la Costituzione prevede alcune forme di democrazia diretta che riguardano sia tutta la popolazione nazionale che specifici cittadini interessati a determinate questioni. Il nostro ordinamento contempla, infatti, l’iniziativa legislativa popolare, il referendum abrogativo di una legge ordinaria, il referendum costituzionale, i referendum territoriali. 

Democrazia digitale

Una forma di democrazia diretta è quella che si suole definire “democrazia digitale”. Con tale espressione si fa riferimento all’utilizzo di strumenti digitali e tecnologici al fine di aumentare la partecipazione politica dei cittadini alle decisioni che li riguardano e avvicinarsi il più possibile ai loro interessi e bisogni.

Non può però sottacersi che la democrazia digitale presenta dei rischi e degli aspetti di criticità. Un tale sistema, infatti, è da ritenere assolutamente inadeguato quando si tratti di adottare decisioni complesse, poiché non tutti i cittadini hanno la necessaria competenza che si richiede per la redazione di un testo legislativo non inerente a un’area di loro interesse. E ciò senza considerare la nota vulnerabilità dei sistemi informatici utilizzati, che potrebbe comportare una manipolazione delle preferenze e una violazione della segretezza del diritto di voto.

Il che potrebbe mettere in dubbio la veridicità dei risultati ottenuti. In proposito un recente provvedimento del Garante della privacy (n. 83 del 4 aprile 2019) ha rilevato una carenza delle misure di sicurezza applicate al sistema informatico di una piattaforma di democrazia diretta, che avrebbero potuto mettere a rischio la riservatezza dei voti espressi dagli utenti.

La democrazia indiretta 

La democrazia indiretta, chiamata anche democrazia rappresentativa, implica una limitazione per quanto riguarda l’adozione delle decisioni importanti e la determinazione delle politiche del governo.

In questo sistema, il politico che viene eletto da ogni collegio elettorale rappresenta le persone che hanno votato per lui in Parlamento. In altri termini, nella democrazia rappresentativa il cittadino che ha diritto al voto, può eleggere i propri rappresentanti in parlamento o negli enti locali, delegando in tal modo a questi ultimi il potere di fare e approvare le leggi.

Due modelli a confronto. Vantaggi e svantaggi 

In conclusione, se è pur vero che la democrazia diretta è una democrazia chiara, essa, a prescindere dai rischi di cui si è detto, è da ritenere appropriata per i Paesi in cui vi sia una dimensione della popolazione limitata. Non può invece trovare attuazione in un territorio con grandi dimensioni di popolazione e dove una decisione deve essere presa da milioni di persone.

Non vi è dubbio, quindi, che la democrazia rappresentativa o indiretta supera gli svantaggi della democrazia diretta ed è certamente preferibile a quest’ultima.

 

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Girolamo Alberto Di Pisa
Entrato in magistratura nel maggio 1971 è stato destinato con funzioni di Pretore, della Pretura mandamentale di Castelvetrano, (provincia di Trapani) zona ad alta densità mafiosa. Nel 1976 è stato trasferito alla Procura della Repubblica di Palermo con funzioni di Sostituto Procuratore dove, come componente del c.d. “Pool antimafia”, si è occupato prevalentemente di indagini e processi riguardanti la criminalità mafiosa e reati contro la pubblica amministrazione. Nel 2003 ha ricoperto l’incarico di Procuratore della Repubblica di Termini Imerese fino al 2008 anno in cui è stato nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. Nel gennaio del 2016 è andato in pensione. Attualmente ricopre l’incarico di Commissario Straordinario del libero consorzio comunale di Agrigento.

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