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Beauty and Splendour

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Beauty and Splendour di Sergio Intorre è un prezioso volume adatto a più palati letterari. La prima edizione, minuta eppure densa di stimoli, rivolta sia agli specialisti che ai curiosi. Edito dalla Palermo University Press nella collana Frammenti. La seconda edizione trova spazio nella più raffinata e pregevole collana Artes, diretta da Maria Concetta Di Natale, nella quale è possibile ammirare in altissima risoluzione le splendide immagini che nella versione “frammento” non rendono il giusto onore alle meraviglie monumentali che ritraggono. I due volumi sono stati presentati durante il festival palermitano Una marina di libri da Maria Concetta di Natale, Lina Bellanca e Michele Cometa, alla presenza dell’autore. 

Gli studi di Intorre, nello sconfinato mare che è la saggistica sulla letteratura odeporica, percorrono strade poco battute e decisamente innovative. Lo scrittore analizza infatti il peso delle arti decorative nei resoconti dei viaggiatori inglesi che arrivarono in Sicilia tra il XVIII e il XIX secolo.

Il contributo di questi diari è di inestimabile valore: non soltanto infatti essi ci aiutano a definire nel tempo e nello spazio opere oggi perdute, ma anche con estrema oggettività (agli isolani negata dalla affezione per la propria terra) il giudizio che i gusti dell’epoca davano delle arti siciliane. Le decorazioni a marmi mischi sono descritte dapprima come «barbare e spiacevoli», con il mutare del gusto «splendidi». Lo stesso può dirsi degli interi apparati decorativi all’interno delle chiese (San Giuseppe dei Teatini, Casa Professa, Santa Caterina) e delle urne argentee di Palermo, Siracusa e Agrigento, nonché la bellezza dei coralli trapanesi e dei palazzi nobiliari. Al passaggio di secolo fra ‘700 e ‘800 l’opinione degli inglesi «oscilla fra due assi: uno rigorosamente winckelmanniano e uno più specificamente romantico, fra i quali vi sono tante sfumature quanti sono i viaggiatori esaminati». 

Questi diari ci consentono di conoscere la percezione che di noi hanno avuto uomini distanti cronologicamente, spazialmente, culturalmente. Soprattutto, nelle parole di Lina Bellanca, ci consentono di misurare ancora una volta l’accoglienza della nostra terra, l’ospitalità che tanto colpiva gli inglesi e che ancora una volta è oggi marca distintiva della Sicilia. 

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