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Alle origini della targa Florio

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Un evento come la Targa Florio – corsa automobilistica tra le più antiche e rinomate al mondo, di cui si è celebrata pochi giorni fa la centesima edizione dalla prima del 1906 – ha sempre suscitato un grande interesse soprattutto tra gli appassionati di vetture storiche e di rally. Sarebbe però riduttivo considerarla solo sotto il profilo agonistico-sportivo, perché la sua genesi va ricercata in una combinazione di diversi fattori. Si potrebbe dire che alla realizzazione della Targa si giunse grazie alla genialità di un alchimista della modernità quale fu Vincenzo Florio jr. (1883-1959): primo imprenditore siciliano dello sport di inizio ‘900, così come il nonno Vincenzo (1799-1868) era stato il primo capitano d’industria dell’800, in grado di competere con i potenti mercanti-imprenditori britannici che controllavano l’economia della Sicilia.
Florio jr. non si occupava di affari avendo dato procura al fratello maggiore Ignazio jr. (1869-1957) di dirigere la prestigiosa casa di commercio e le relative attività industriali; viveva quindi di rendita e con i proventi a lui assegnati ideava e curava manifestazioni sportive.
Appena ventunenne esordì, nel 1904, come organizzatore della tre giorni automobilistica Palermo-Monreale; gareggiò al Circuito di Brescia nel settembre del 1904, alla guida di una Mercèdes 60 HP classificandosi 3°; sponsorizzò dal 1905 in poi le settimane automobilistiche di Brescia e di Bologna.
La sua visione non localistica degli eventi sportivi fu certamente uno degli ingredienti del successo della Targa che si sovrapponeva ad una nuova consapevolezza da parte della élite aristocratico-borghese palermitana dell’importanza della valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico dell’Isola per finalità turistiche. Si era già fatta strada la convinzione che il turismo internazionale delle classi sociali più elevate imponesse l’elaborazione di una politica dell’immagine e della comunicazione adeguata ai tempi, inesistente sino a quel momento. Pochi i precedenti meritevoli di citazione. Nel 1842 la scienziata francese Jeannette Villepreux, che si era trasferita a Messina nel 1818, aveva pubblicato a Napoli una Guida per la Sicilia; scritta in lingua italiana da una straniera e pensata per il viaggiatore italiano. Giovanna Power – così si firmava nel volume, utilizzando il cognome del marito irlandese – precisava così le motivazioni che l’avevano indotta a scrivere: «[…] tratta principalmente da investigazioni di storia naturale trascorsi per ogni banda l’avventurosa contrada. Volsi l’animo sin d’allora a provvedere i viaggiatori di quell’ajuto che io non avevo trovato». La Guida della Villepreux-Power inaugurava un filone editoriale che fino ad allora era stato prerogativa quasi esclusiva dei viaggiatori stranieri.
Nel 1875, in occasione del Congresso degli scienziati che si tenne nel capoluogo siciliano, gli organizzatori distribuirono ai partecipanti il libro di Isidoro La Lumia dal titolo Palermo. Il suo passato, il suo presente i suoi monumenti.
Nel mese di luglio del 1895 siEPSON scanner image costituiva a Palermo – su iniziativa di un gruppo di aristocratici, imprenditori e professionisti tra i quali il conte di Mazzarino, Giosuè Whitaker, Ignazio Florio jr., il marchese di Ganzaria, e numerosi altri – l’Associazione Siciliana pel Bene Economico che, facendo propria la proposta del socio Liborio Giuffrè, docente universitario di patologia medica, bandì un concorso internazionale per una monografia sul tema «Palermo come stazione climatica», da tradurre in varie lingue e distribuire all’estero.
Effettivamente, nel 1899, venne premiato e pubblicato un testo curato dalla prestigiosa redazione della rivista londinese Lancet a firma del dr. G. Lindsay.
Dal 1901 l’Associazione sviluppò iniziative utili a «far meglio conoscere la Sicilia e rendere più gradita ai suoi visitatori la dimora in Palermo e nelle altre Città dell’Isola»; ad agevolare le comunicazioni tra la Sicilia e l’Italia continentale; a illustrare le attrattive dell’Isola con apposite pubblicazioni quali, ad esempio, il volume Il Cicerone per la Sicilia. Guida per la visita dei monumenti e dei luoghi pittoreschi della Sicilia.
L’élite palermitana, quindi, scommetteva sempre di più sul turismo internazionale e la costruzione del Grand Hotel Villa Igiea dopo il 1899, su progetto dell’architetto Ernesto Basile, confermava l’accelerazione in tale direzione.
Nel 1904 esordiva La Sicile Illustré con articoli e rubriche in lingua italiana, francese, inglese e tedesca; rivista per gli stranieri, nella quale, fra l’altro, si dava notizia dell’attività dell’Associazione nazionale per il movimento dei forestieri e si segnalava l’esistenza a Palermo del Sicilian Information Office quale sportello dedicato.
Questi passaggi “preliminari” rendono più comprensibile il salto in avanti compiuto da Vincenzo Florio con il varo della sua corsa. L’interesse per il percorso montuoso delle Madonie derivava probabilmente da una passione di famiglia; già il padre, nel 1877 era stato tra i soci fondatori della sezione locale del Club Alpino Italiano il cui regolamento prevedeva «di promuovere lo studio e di estendere la conoscenza delle montagne della Sicilia e delle isole che le appartengono»; insieme a Florio senior anche tre scienziati che in quegli anni lavoravano a Palermo: il paleontologo Gemmellaro, l’astrofisico modenese Tacchini e l’ittiologo dalmata Doderlein.
Non a caso, quindi, in occasione della prima edizione del «Circuito delle Madonie – Targa Florio» del 1906 si diede alle stampe il volume di Fausto Orestano, Le Madonie. Guida illustrata. Lo stesso Autore, avrebbe precisato a conclusione della manifestazione che tra gli obiettivi vi era anche quello di collegare i paesi dell’interno coi maggiori centri costieri per «iniziare con serietà di intenti tutto un programma di esplorazione turistica».
Ma il 1906 è pure l’anno della pubblicazione di Rapiditas, la rivista universale di automobilismo creata dallo stesso Florio per documentare la gara; periodico curatissimo, corredato da servizi fotografici, cui collaborarono disegnatori del livello di Duilio Cambelotti che firmò la prima copertina. Con la Targa del geniale alchimista Florio nasceva un grande evento ma giungeva a maturazione anche il processo di riscoperta e riflessione collettiva del proprio territorio.

 

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