Lo studio, il palco, il cinema. E una Palermo in cui, forse, tornare a vivere

Alessio Vassallo sembra piombato (non per caso: con molta consapevolezza) in un mondo fatto spesso di nulla assoluto e nient’altro per ricordarci che un artista è tutto tranne che fuffa, orpelli, lei-non-sa-chi-sono-io e compagna cantando.

Un promemoria che fa bene. Fa bene vederlo muovere in un bar di Mondello e rispondere a tutti quelli che lo riconoscono e ricordano i bei tempi insieme di quando viveva a Palermo. E che questi ricordi siano autentici o falsi è del tutto irrilevante. Fa bene sentirgli chiedere scusa per un leggero ritardo e insistere per pagare il caffè. Fa bene infine ascoltarlo: ma a quel punto non è più una sorpresa, è una piuttosto una conseguenza.

La sua popolarità al grande pubblico, inutile negarlo, è dovuta principalmente all’interpretazione di Mimì Augello nella serie su Montalbano giovane. Un ruolo, quello da fimminaro navigato (a dispetto dell’età anagrafica) che proprio per questo sarebbe stato molto facile fare scadere nella macchietta. E che Vassallo si gioca invece anche con un sapiente gioco di sguardi, o una mimica facciale efficace e mai sbracata.

Una popolarità riaffermata con “La concessione del telefono”, ritrasmesso quest’anno a marzo da Raiuno e tratto da un racconto di Andrea Camilleri. L’attore palermitano interpreta il protagonista, Filippo Genuardi, con il suo groviglio di guai e i suoi spasimi per una linea telefonica privata.
È uno che ha studiato, Alessio Vassallo, insomma, e che continua a farlo anche mentre insegna. Allievo dell’accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico e di quella Susan Batson membro a vita dell’Actors studio, the oscar couch, da cui periodicamente vola. È uno con alle spalle tanto teatro e tanto cinema.

A Palermo ha tenuto una settimana intensiva di recitazione cinematografica organizzata dalla scuola Piano focale, diretta da Pippo Gigliorosso. Un lavoro finalizzato alla preparazione di un monologo e alla simulazione di un provino cinematografico, ammesso che si superi un percorso interiore che non fa sconti a nessuno.
Quella del ritorno al monologo è una scelta obbligata, o almeno privilegiata, in una fase di ripresa del teatro dal vivo. E anche in questo caso, il corso di Vassallo ha dovuto tenere conto delle regole di distanziamento ed essere riformulato:

“Tutto è stato ripensato, ed è giusto così. Quello che però trovo ipocrita – dice l’attore – è che l’obbligo di distanziamento non valga per tutti. Basta fare un giro la sera per vedere che è quasi come se non ci fosse stata alcuna emergenza. Noi comunque rispettiamo le regole, ma senza togliere intensità a un lavoro molto duro: lo definirei di attraversamento di stati emotivi, fisici. È un percorso aperto anche ai non professionisti che conduco già da diversi anno con Piano focale. Gradatamente poi si arriva alla costruzione del personaggio attraverso il monologo e alla simulazione del provino”.
Ci sono sempre gli allievi che ritornano: alcuni sono stati scelti da Aurelio Grimaldi per “Il delitto Mattarella”.

“E poi mi piace organizzare incontri tra chi fa questo lavoro da professionista e chi frequenta il corso. Quello che dico sempre ai miei allievi – afferma – è di pensare innanzitutto a studiare. Senza basi solide non si va da nessuna parte”.
E Palermo che ruolo ha nella sua vita?

“Amo portare il bagaglio di esperienze che ho accumulato nella mia città. Con la quale ho avuto all’inizio un rapporto conflittuale, come spesso accade. Studiare fuori è stato anche un ottimo modo per prendere le distanze, però ora quasi quasi vorrei tornarci a vivere, a Palermo, creare una realtà permanente, chissà. Molti artisti in questi anni hanno portato in giro la Sicilia con le loro opere, con il loro modo di essere. Il pensiero isolano, nel senso del nostro modo di concepire la vita, grazie soprattutto ad Andrea Camilleri, è conosciuto in tutto il mondo”.

Con la lenta ripresa delle attività, dopo la pandemia, si sono sbloccati anche gli impegni accumulati in questa primavera dal sapore aspro dell’inverno. Alessio Vassallo sarà impegnato nelle riprese di “Mancino naturale”, con Claudia Gerini e la regia di Salvatore Allocca e aprirà le Orestiadi di Gibellina il prossimo 18 luglio con un monologo tratto dallo storico “Giù la testa”.

Viaggi e spostamenti a parte, c’è sempre la Sicilia come luogo in cui tornare, quella Sicilia in cui ancora gli uomini si fanno guidare dal fato, in cui si commettono errori, ma in cui si resta umani.

“Un po’ come Montalbano – osserva l’attore – che ha il suo punto di forza proprio in quel suo essere un supereroe mancato”.

Lascia un commento
Articolo precedenteRoberto Gaja Console in Libia 1949-1952
Articolo successivoProvaci ancora Rouge!
Alessia Franco
Alessia Franco (Palermo, 1976) si è laureata in Scienze della comunicazione nel 2001. Giornalista professionista dal 2002, si occupa di cultura, spettacolo e costume collaborando con diversi periodici, radio e curando uffici stampa. Tra i suoi libri, principalmente dedicati alla narrativa per ragazzi, L’isola del vento (2012), Le catacombe del mistero (2013), Raccontami l’ultima favola. Giorgio Boris Giuliano, commissario e cantastorie (2016) e Con lo sguardo in su (2019).

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.