Vita, opere e luoghi di Carmine Nicola Caracciolo nell’ultimo libro di Valentina Favarò

Valentina Favarò ha ricostruito nel suo ultimo libro, Pratiche negoziali e reti di potere. Carmine Nicola Caracciolo tra Europa e America (1694-1725), edito da Rubbettino, la vita pubblica di un principe del Regno di Napoli che percorre le tappe di una brillante carriera, occupando alcuni centri nevralgici del potere. Il contesto storico è quello del declino del sistema imperiale spagnolo negli ultimi anni di Carlo II e dei primi decenni del Settecento, allorché lo scenario delle relazioni internazionali si arricchisce di nuovi protagonisti nel segno di un incipiente multipolarismo. 

Pratiche negoziali e reti di potere. Carmine Nicola Caracciolo tra ...Le espressioni, concetti-chiave per entrare nella struttura del volume sono cinque: nobiltà, reti, pratiche negoziali, partiti di Corte, fisionomia delle élite. E la Favarò è capace di interpretarli sempre entro un sistema complesso di relazioni, ispirandosi ad un modello di storia politica integrale, per così dire, che negli ultimi anni sta profondamente orientando la ricerca internazionale e offrendo nuovo respiro ad una prospettiva storica, quella politica appunto, fino a qualche decennio fa da più parti considerata obsoleta. 

Quel sistema di relazioni è esemplificato attraverso la biografia del personaggio che  mostra, da un lato, la capacità non comune di utilizzare gli spazi di negoziazione offerti dalla congiuntura, dall’altro i limiti derivanti dalla sfasatura  tra progetto e realizzazione per le variabili frapposte. 

La carriera di Carmine Nicola Caracciolo, principe di Santobuono, parte dalla famiglia. Vie e strumenti di successo sono quelle ampiamente conosciute e studiate in altri casi: il lealismo asburgico, la difesa militare, i feudi, il governo di un’importante struttura assistenziale come la Casa Santa dell’Annunziata, strategie matrimoniali e alleanze familiari. Ma poi, da esponente di punta dell’élite locale, il Caracciolo fa il suo fortunato ingresso nel sistema delle élite internazionali: dalla Corte napoletana a quella di Madrid, da accademico a Grande di Spagna e viaggiatore infaticabile. Diplomatico e spia tra Roma e Venezia, mostra una straordinaria capacità di presenza e azione nei luoghi strategici delle relazioni internazionali. 

Dopo il cambio politico col primato austriaco in Italia, nel 1715 è nominato viceré del Perù. Lontano dal re Filippo V, deve affrontare problemi ardui: l’estensione del viceregno peruviano, le riforme, la corruzione, la molteplicità di poteri concorrenti sul territorio. La logica dei compromessi nella pratica del governo locale è sempre dipendente dagli equilibri politici madrileni, dalle congiunture di apogeo e crisi del ministro di Elisabetta Farnese, Giulio Alberoni.

E così nel 1721 Carmine Nicola Caracciolo è costretto a far ritorno in Spagna. È sottoposto a vari processi per corruzione tra il 1721 e il 1725: procedure giudiziarie infinite, utilizzo di uno strumento, il giudizio di residencia, non proprio efficace per verificare le effettive responsabilità politiche e penali di un viceré. Perché il controllo del mezzo da parte del sovrano è fortemente condizionato dagli equilibri di potere fra gruppi contrapposti: serve anzi molto spesso a ridefinire quegli equilibri. Un anno dopo, nel 1726, il Caracciolo muore.

La conclusione della Favarò è senz’altro condivisibile: “Molteplicità di agenti, luoghi, reti, linguaggi nel loro intreccio rivelano la natura policentrica della Monarchia spagnola, la cui essenza può essere compresa esclusivamente mediante la lettura comparata di quei fenomeni politici, economici e sociali che, seppur apparentemente indipendenti, con un’analisi più approfondita mostrano tutta la loro stretta correlazione”.

Ma proprio perciò uno sguardo comparativo più largo ed esteso ad altre carriere e pratiche di governo avrebbe reso ancor più mosso il quadro tracciato sapientemente dall’autrice e sciolto la contraddizione fra l’apparente indipendenza dei fenomeni e la loro sostanziale correlazione: una contraddizione che forse non può sciogliere la rappresentazione puramente descrittiva della “Monarchia policentrica”  ed essere meglio spiegata da quella di “sistema imperiale spagnolo”.

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