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Uomini, parole, memoria

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La convinzione che noi stessi siamo la nostra memoria non si è ancora arresa, ma la memoria è fragile e spesso non supera la soglia delle coscienze. Chi sono i principali nemici della memoria? Gli uomini, le parole, quindi gli stessi elementi che costituiscono la memoria stessa. La definizione memoria-uomo e uomo-memoria getta in campo questioni interpretative immensamente importanti: come può l’uomo celare se stesso o cercare di nascondere l’altro e il prossimo? Per mezzo di questa o di quella convinzione, per mezzo dell’estremismo individualista. Il rapporto individuo e altro non può e non deve soccombere a causa di una spinta violenta, il cui scopo è la vittoria in campo politico e sociale. Non deve vincere l’individuo sopra gli altri, deve vincere l’individuo tra gli altri. Deve vincere una teoria generale di storia fatta di appartenenze e memorie, che nella loro diversità, costituiscono una storia dell’uomo.

Tra i tantissimi esempi che la storia ci fornisce bisogna guardare soprattutto al presente: un presente che nega un passato per un altro. Le parole del nostro attuale ministro dell’interno, per tutta la durata della sua campagna, soffocano la storia con gesto violento. Ma il vero problema non è il singolo uomo o la parola, ma sono tutti quegli uomini e parole che vengono educati a partire da una singola narrazione. Se dovesse vincere l’individuo sopra gli altri, allora nascerebbero radicalizzazioni ambigue e una storia annebbiata muoverebbe nuovamente passi pesanti. E quando succede questo la memoria delle nostre origini, dei nostri successi e dei nostri fallimenti, viene scossa, sovvertita e inevitabilmente sepolta.

La fragilità della memoria è tutta in quei singoli post, feed e stati condivisi sui social: “Abbiamo fatto entrare i barbari nell’impero romano e guardate com’è finita!”. Quest’ultima chicca, per quanto possa sembrare esilarante agli occhi di uno storico o di un semplice appassionato di storia romana, è il fulgido esempio di quel che sta accadendo al common sense italiano. In un periodo in cui tutto appare confuso, perdersi in una storia ambigua appare sicuramente più semplice e gradevole che tentare di curare noi stessi in vista di un io comunitario e inserito in uno spazio di condivisione. La storia non è mai una questione di orgoglio, ma è una narrazione senza fine (se dovessimo assumere logicamente il concetto di storia in sé, potremmo persino dire che è un’inevitabile certezza). La storia è nostra, la memoria siamo noi. L’uomo come oggetto storico nasce a partire dagli uomini tutti: vincitori e vinti, buoni e cattivi e mai soltanto da uno piuttosto che da un altro.

Per approfondire l’argomento memoria-identità:

– S. Agostino, Le Confessioni, Libro X, qualsiasi edizione (testo latino e italiano reperibile online su: https://www.augustinus.it/index2.htm);                      

– F.Rosenzweig, Dio, uomo e mondo, Giuntina, Firenze, 2013;  

– E. Lévinas, G. Marcel, P. Ricoeur, Il pensiero dell’altro, Marietti, Torino, 2011;

– E. Fromm, Avere o Essere?, qualsiasi edizione.

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