Per una rilettura della pandemia sotto la lente di Benedetto Croce

“Solo un interesse della vita presente ci può muovere a indagare un fatto passato”.
Il primo capitolo di Teoria e storia della storiografia – l’opera magistrale di Benedetto Croce – è dedicato ai rapporti fra storia e cronaca. Dovrebbe essere la nostra stella polare nel momento in cui, come storici, ricostruiamo e interpretiamo il tempo della pandemia.

Ma quel tempo fa parte integrante del nostro vissuto: è la nostra “storia contemporanea” proprio nel significato che ad essa attribuisce Croce. Mai come in questo caso “la storia reale è la storia pensata”: pathos e “coscienza infelice” occupano lo spazio della ricerca. La nostra soggettività, nell’atto in cui pensa la vita quotidiana di altre donne e uomini – immersi a vario titolo e a vari livelli di coinvolgimento nella pandemia – vive in simbiosi con essi, soffre con loro, ma, al tempo stesso, cerca di decifrare il senso di quella sofferenza e trasmetterlo ad altri.

È l’indissolubile nesso tra vita e pensiero a marcare la differenza fra storia e cronaca, come acutamente scrive Croce.
Rileggiamo ancora un passo di Teoria e storia: “La verità è che cronaca e storia non sono distinguibili come due forme di storia, che si compiano a vicenda o che siano l’una subordinata all’altra, ma come due diversi atteggiamenti individuali. La storia è la storia viva, la cronaca, la storia morta; la storia, la storia contemporanea, e la cronaca, la storia passata; la storia è precipuamente un atto di pensiero; la cronaca, un atto di volontà”.
Qui è contenuta precisamente un’inversione del senso comune. Si crede abitualmente che la cronaca, l’informazione dei media debbano precedere la storia; che debbano predisporre i materiali, le fonti, i documenti per lo storico del presente. Croce invece stabilisce un’inversione logica più che cronologica. “Prima la storia, poi la cronaca. Prima il vivente, poi il cadavere”: la cronaca è il residuo della storia.

Con le mie tre puntate dedicate al tempo della pandemia ho cercato di applicare l’insegnamento di Croce con qualche innovazione e aggiustamento di tiro. L’orientamento di fondo è rappresentato dall’adesione all’idea crociana di “storia contemporanea”. Ma la sua applicazione non mi induce a considerare la cronaca come “storia morta”. Fonti, documenti, testimonianze, dati quantitativi, analisi di immagini, di foto entrano in rapporto circolare col pensiero storico. A volte è addirittura sufficiente una loro precisa disposizione, un loro accorto montaggio per comunicare, senza alcuna mediazione argomentativa, la “coscienza infelice” del tempo che stiamo vivendo.

È questa la linea che seguirò nel racconto della nostra “storia contemporanea” della pandemia e nel mio appuntamento fisso del lunedì con i lettori del nostro magazine

 

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