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In memoria di Rosario Villari

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Vincolo strettissimo fra politica e cultura, gramscismo e spinta ideale, etica come motivi ispiratori della ricerca storica e del dibattito storiografico: sono i caratteri distintivi e duraturi di una personalità come quella di Rosario Villari, scomparso all’età di 92 anni.

 Il suo rapporto con Napoli è stato profondo e ha riguardato profili diversi, ma tutti intrecciati fra di loro. Nel 1954 Rosario Villari diede vita, insieme con Gerardo Chiaromonte, Giorgio Napolitano, Mario Alicata, alla rivista “Cronache Meridionali”, che animò il dibattito a Napoli e nel Mezzogiorno per circa un decennio fra la metà degli anni Cinquanta e la metà dei Sessanta. Quella rivista fu, dal fronte marxista, protagonista della vivacità politico-culturale di un periodo forse tra i più stimolanti della storia napoletana del dopoguerra. Insieme con “Nord e Sud”, la rivista di area laica liberaldemocratica fondata da Francesco Compagna e Vittorio De Caprariis, “Cronache” fu un punto di riferimento per il dibattito meridionalista e una sensibile cassa di risonanza dei processi di trasformazione sociale e politica che investirono il Mezzogiorno in quegli anni. Gli articoli scritti da Villari per “Cronache” diedero poi vita al volume “Il Sud nella storia d’Italia. Antologia della questione meridionale”.

 Ma il nome di Villari è soprattutto legato all’opera “La rivolta antispagnola a Napoli. Le origini (1585-1647)”, pubblicato da Laterza nel 1967, più volte riedito. In esso l’autore offriva non tanto un’interpretazione complessiva del moto masanielliano, sul quale sarebbe tornato negli anni successivi, quanto una ricostruzione della preistoria della rivolta, per così dire, tesa ad inquadrarla non solo nella storia economica e sociale del Regno di Napoli, ma anche e soprattutto nel più generale quadro della crisi europea del Seicento.

  Con Villari la storiografia napoletana entrava così nel dibattito internazionale e nell’interpretazione complessiva del secolo XVII come fase cruciale della formazione del divario tra aree di sviluppo e aree di sottosviluppo in Europa. Per la prima volta protagonisti della rivolta del 1647 erano non solo la capitale ma anche le province dove i moti nella campagne assunsero caratteristiche antifeudali.

  Certo il libro di Villari suscitò non poche discussioni e alimentò non pochi rilievi critici. Ma la sua funzione pionieristica resta indiscussa anche e soprattutto per le nuove ricerche e le nuove interpretazioni che stimolò su un evento centrale della storia del Regno di Napoli: nuove ricerche e nuove interpretazioni che, in parte, hanno posto in discussione i risultati dell’opera del 1967.

  Il testamento di Villari è forse contenuto nel titolo stesso del suo ultimo volume, “Un sogno di libertà. Napoli nel declino di un impero 1585-1648”. In esso, dopo quasi mezzo secolo dall’opera del 1967, l’autore propone un’interpretazione complessiva dei moti del 1647-48, accentuando un passaggio per lui decisivo nella loro dinamica: quello cioè dalla fedeltà al re alla fedeltà alla patria. Sogno? Utopia? Illusione? Di sicuro uno straordinario segnale della vitalità del popolo napoletano “nel declino di un impero”. E un’ulteriore prova della passione e della tensione etico-politica di Rosario Villari.

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