Un’analisi impietosa del successo letterario: i due M: “Uno strano intruglio di storia e fiction, con concessioni al pulp”.

L‘opera di Antonio Scurati su Mussolini: storia, romanzo o pulp?

Pasquale Chessa su “Il Messaggero” ci va giù di brutto: “trasuda di vomito”, “pulp, molto pulp” l’esordio del romanzo tra eruttazioni, flatulenze, presunta ulcera del duodeno, il corpo mistico del duce che diventa corpo mitico. “Perde il filo della storia, seguendo il filo delle storielle”: e perde pure quello, sostiene Chessa. 

Stiamo parlando del caso letterario del momento: il secondo voluminoso tomo di quella che qualcuno ha considerato “l’epopea del Fascismo, narrata con la costruzione e lo stile del romanzo in un intreccio tra narrazione e fonti”. L’autore è Antonio Scurati, il libro è M l’uomo della Provvidenza, seguito del primo M. Pluripremiato, non solo dal prestigioso Premio Strega, Scurati con M ha venduto 500mila copie ed è stato tradotto in numerosi Paesi: insomma una vera e propria operazione commerciale, studiata a tavolino dal business editoriale internazionale. 

Si fa presto a dire “romanzo storico”. Alessandro Manzoni, nello scritto Il romanzo storico, ne ha precisato i caratteri: racconto in cui non è distinguibile la realtà dall’invenzione; non rappresenta la realtà storica; il soggetto principale è interamente creato dal suo autore, “tutto poetico perché meramente verosimile”; “un gran poeta e un gran storico possono trovarsi, senza far confusione, nell’uomo medesimo, ma non nel medesimo componimento”. 

Antonio Scurati, l’autore di M. L’uomo della Provvidenza

Niente di tutto questo c’è in Scurati. Egli è un pessimo scrittore e un sistematico falsificatore della storia. I personaggi sono veri. I ritratti, la loro personalità, le loro storie sono ricostruiti saccheggiando a piene mani la bibliografia sull’argomento.

M di Antonio Scurati, vincitore Premio Strega: la recensione - Famiglia  Cristiana
Antonio Scurati

Per il primo M, fonte privilegiata era De Felice. Per il secondo M è Milza: le prime 40 pagine de L’uomo della Provvidenza sono a lui tributarie, come da Milza sono integralmente riprese, naturalmente senza citarle, le pagine su Mussolini sportivo. Non mancano sviste, errori, che non possono essere giustificati con la motivazione che si tratta di opera di fantasia e non di storia. Perché all’autore non riesce di mantenersi in equilibrio sul difficile crinale fra i due livelli. 

Eppure Scurati con qualche precedente prova narrativa si era presentato al pubblico dei lettori con altre potenzialità. Penso a Il tempo migliore della nostra vita del 2015. Al centro della grande storia narrata da Scurati erano Leone Ginzburg e la seconda guerra mondiale descritta con meticoloso scrupolo anche nei suoi aspetti quantitativi più minuti e tragici. Poi c’era la piccola storia, per così dire: quella dei Ferrieri, degli Scurati, dell’autobiografia dell’autore. Il ritratto di Leone Ginzburg appariva a tutto tondo. 

Si trattava di un libro molto stratificato. I capitoli della grande storia si susseguivano in sequenza e quelli dedicati alle microstorie, alle vicende e ai personaggi paralleli non erano incrociati e fusi con i primi: insomma la struttura narrativa era priva di unità.

Si succedevano diari, cronache di guerra, narrazioni biografiche, vere e proprie digressioni saggistiche. Non si riusciva a distinguere lo storico dal romanziere quando, ad esempio, Scurati riproponeva il testo integrale dell’ultima lettera di Leone alla moglie Natalia Ginzburg. Nell’ultima parte del libro, l’autore tentava di ricomporre i disiecta membra attraverso i più organici ritratti dedicati a Natalia Ginzburg, Luigi Scurati, Rosaria Ferrieri e sé stesso. Ma l’impressione delle molteplici stratificazioni non ricondotte a sintesi e unità narrativa restava viva nel lettore.

Scurati aveva l’ambizione di creare addirittura un nuovo genere letterario che sfuggisse a qualsiasi classificazione: “un profano vangelo sinottico”, per usare le parole dell’autore stesso.

La malattia gastro-intestinale del duce

Il progetto fallisce con i due M. Soprattutto il secondo appare uno strano intruglio di storia e fiction, con concessioni al pulp, in cui non è facile cogliere, come crede Massimo Recalcati nella sua recensione apparsa su “La Repubblica”, l’omologia tra il profilo della presunta malattia gastro-intestinale del duce e “l’ulcera del ventennio”.

Le metafore corporali attribuite alla politica hanno una lunga storia: arrivano fino a Kantorowitz de I due corpi del re, a Eric Fromm, a Carlo Emilio Gadda, agli studi più recenti di Marco Belpoliti. Chissà se Scurati ha mai studiato questa letteratura – se sì, l’ha saccheggiata abbondantemente – o, in caso contrario, ambisce all’originalità, come sembra credere Recalcati.

Il successo dei due M – il fascino di Mussolini

Eppure i due M stanno ottenendo uno straordinario successo. Come spiegarlo?

  1. Con il fascino di Mussolini, innanzitutto, grande e carismatica personalità storica: ammalia adepti e nemici, è sicuramente il personaggio più popolare della storia italiana nel nostro Paese e fuori, attira per la sua storia e le sue storielle.
  2. Con l’interesse per la storia in generale che – nonostante tutto sia vivo e presente nel pubblico – noi storici professionisti non sappiamo soddisfare attraverso la scrittura e la diffusione di opere di alta divulgazione.
  3. Con le pile alte di libri di Scurati che colpiscono l’occhio di chi entra in libreria.
  4. Con l’asfissiante presenza mediatica del pluripremiato autore e l’accorta politica dell’establishment editoriale, che spacciano per originale un prodotto che tale non è.
  5. Con il basso livello del senso comune storico, ma anche del gusto letterario del pubblico.

A Scurati si addice la fulminante battuta del comico Paolo Rossi – eravamo nel secolo scorso – su Berlusconi: “Quest’uomo ha dell’incredibile: ha trovato il vuoto, l’ha riempito di niente e ha fatto il pieno”.

 

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4 Commenti

  1. LA STORIA, LA STORIOGRAFIA, E “LA RESURREZIONE DEI MORTI”. M (COME MANZONI), M (COME MARX), N (COME NIETZSCHE), B (COME WALTER BENJAMIN). Sull’utilità e il danno della storia per la vita…

    A) – “L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia […]” (A. Manzoni, “I Promessi Sposi”);

    B) -“[…] Al solo considerare queste evocazioni storiche di morti, si palesa tosto una spiccata differenza. Camille Desmoulins [9], Danton, Robespierre, Saint-Just [10], Napoleone, tanto gli eroi quanto i partiti e la massa della vecchia Rivoluzione francese adempirono, in costume romano e con frasi romane, il compito dei tempi loro, quello di liberare dalle catene e di instaurare la moderna società borghese. Gli uni spezzarono le terre feudali, e falciarono le teste feudali cresciute sopra di esse. L’altro creò nell’interno della Francia le condizioni per cui poté cominciare a svilupparsi la libera concorrenza, poté essere sfruttata la proprietà fondiaria suddivisa, e poté essere impiegata la forza produttiva industriale, della nazione liberata dalle sue catene; e al di là dei confini della Francia spazzò dappertutto le istituzioni feudali, nella misura in cui ciò era necessario per creare alla società borghese in Francia un ambiente corrispondente sul continente europeo [11]. Una volta instaurata la nuova formazione sociale disparvero i mostri antidiluviani; e con essi disparve la romanità risuscitata: i Bruti, i Gracchi, i Publicola, i tribuni, i senatori e lo stesso Cesare [12]”
    La società borghese, nella sua fredda realtà, si era creati i suoi veri interpreti e portavoce nei Say, nei Cousin, nei Royer-Collard, nei Benjamin Constant e nei Guizot [13]. I suoi veri generali sedevano al banco del commerciante, e la testa di lardo di Luigi XVIII [14] era la sua testa politica. Completamente assorbita nella produzione della ricchezza nella lotta pacifica della concorrenza, essa finì col dimenticare che i fantasmi dell’epoca romana avevano vegliato attorno alla sua culla. Ma per quanto poco eroica sia la società borghese, per metterla al mondo erano però stati necessari l’eroismo, l’abnegazione, il terrore, la guerra civile e le guerre tra i popoli. E i suoi gladiatori avevano trovato nelle austere tradizioni classiche della repubblica romana gli ideali e le forme artistiche, le illusioni di cui avevano bisogno per dissimulare a se stessi il contenuto grettamente borghese delle loro lotte e per mantenere la loro passione all’altezza della grande tragedia storica. Così, in un’altra tappa dell’evoluzione, un secolo prima, Cromwell e il popolo inglese avevano preso a prestito dal Vecchio Testamento le parole, le passioni e le illusioni per la loro rivoluzione borghese [15]. Raggiunto lo scopo reale, condotta a termine la trasformazione borghese della società inglese, Locke dette lo sfratto ad Abacuc [16].
    La resurrezione dei morti servì, dunque, in quelle rivoluzioni a magnificare le nuove lotte, non a parodiare le antiche; a esaltare nella fantasia i compiti che si ponevano, non a sfuggire alla loro realizzazione; a ritrovare lo spirito della rivoluzione, non a rimetterne in circolazione il fantasma […]” (K. Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte : https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1852/brumaio/cap1.htm).

    C). “Dopo Copernico, dopo Darwin, non si può non riconoscere che è proprio Freud a stabilire che chi scrive la storia (a tutti i livelli) non è più padrone o padrona in casa sua. Vale a dire, diversamente, come sosteneva il maestro dello stesso Musi, Giuseppe Galasso (rievocando la lezione di Nietzsche) : “non è la storia maestra di vita, ma la vita maestra di storia” (Federico La Sala, “Storicizzare Freud? Missione impossibile…”: https://www.lidentitadiclio.com/storicizzare-freud/#comment-5825).

    D). LA STORIA DEL FASCISMO E RENZO DE FELICE: LA NECESSITÀ DI RICOMINCIARE DA “CAPO”! I. BENITO MUSSOLINI E MARGHERITA SARFATTI – II. ARNALDO MUSSOLINI E MADDALENA SANTORO ( http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5889) .

    E) GUARIRE LA NOSTRA TERRA : VERITÀ E RICONCILIAZIONE. Lettera aperta a Israele (già inviata a Karol Wojtyla) sulla necessità di “pensare un altro Abramo” (http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5269 ).

    Federico La Sala

  2. “M”: (DANTE, D’ANNUNZIO, E) MUSSOLINI. SULL’UTILITA’ E IL DANNO DELL’ARALDICA PER LA VITA…

    LA BONIFICA DELL’AGRO PONTINO E LO STEMMA DELLA CITTA’ DI APRILIA (25 aprile 1936: https://it.wikipedia.org/wiki/Aprilia_(Italia)). A BEN RIFLETTERE, SE SI CONSIDERA che “Il primo bozzetto acquerellato dello stemma del nuovo centro dell’Agro Pontino fu predisposto da Araldo di Crollalanza, presidente dell’O.N.C. (Opera Nazionale Combattenti), e erede di una famiglia di insigni araldisti (https://www.treccani.it/enciclopedia/goffredo-di-crollalanza_%28Dizionario-Biografico%29/ ) che contribuirono tra la fine del XIX sec. e l’inizio del XX a un aggiornamento in Italia della scienza del blasone” e, ancora, che “un velato riferimento al nome del fondatore della Città sembra non mancare nello stemma. Esso è dato dalla disposizione delle rondini che non sembra affatto casuale. Infatti le rondini tracciano idealmente una lettera M maiuscola considerate insieme all’andamento perpendicolare dei fianchi dello scudo […] Tale stratagemma del richiamo al nome di Mussolini era più esplicito nella prima versione dello stemma di Pontinia […]. Un richiamo del genere si trovava anche nell’originario stemma di Sabaudia, nel quale campeggiava un’aquila caricata da uno scudo sabaudo e posata su tre monti che, per numero e disposizione, accennavano ad una lettera M” (cfr. don Antonio Pompili, “Lo stemma”, Comune di Aprilia: ://www.comune.aprilia.lt.it/home/entrare/la-citta/lo-stemma/ ), NON E’ IMPENSABILE CHE nel “gioco” dell’immagine elaborata da Araldo di Crollalanza sia presente una volontà di alludere a Dante (alla “M”, all’Aquila, del canto XVIII del Paradiso: http://www.edu.lascuola.it/edizioni-digitali/DivinaCommedia/data/files/m2_3/para_18.pdf) e al contempo di inviare un “messaggio” al “primo duce”, D’Annunzio (e al suo “Dantes Adriacus”: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5889#forum3158979).

    Federico La Sala

    • P. S. IMMAGINARIO E STORIOGRAFIA. I “FATTORI” DEL RISORGIMENTO ITALIANO: DA DANTE A D’ANNUNZIO E A MUSSOLINI (“M”):

      A) Una “Cartolina illustrata :I Fattori del Risorgimento Italiano 1848 -1916”

      “La didascalia recita : « XXX. I. a. I. Cartolina illustrata di cm 9 x 13,8. Milano, 18 giugno 1917.
      – Ritratti di Dante, Camillo Cavour, Giuseppe Mazzini, Antonio Salandra, Giosuè Carducci, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Verdi, Sidney Sonnino, Gabriele D’Annunzio.
      – Al centro i ritratti di Vittorio Emanuele II, Umberto I, Vittorio Emanuele III e del generale Cadorna, con gli stemmi dell’Italia e delle tre capitali. »
      – cfr. Borgia, C., a cura di, Cartoline dantesche : la collezione Baldassarri, Firenze, Edizioni del Galluzzo, per la Fondazione Ezio Franceschini, 2009, p. 205 (sul CD-Rom allegato al volume la cartolina è segnata n. 244). -Dante rimase il principale simbolo nazionale almeno fino alla prima guerra mondiale con la quale l’Italia riacquistò le terre che erano rimaste sotto il dominio austriaco e che non avevano visto riconosciute le loro aspirazioni di italianità.
      – Le cartoline dantesche rispecchiano, da questo punto di vista, un filone specifico tra le cartoline di propaganda, quello del nazionalismo e dell’interventismo istigato soprattutto dal sentimento italiano dei territori ancora irredenti ; testimonianze di un’aspirazione libertaria che, a partire dai primi moti indipendentisti del 1820-21, si protrasse fino almeno all’impresa di Fiume, annessa al Regno d’Italia il 12 settembre 1919, con la quale D’Annunzio volle portare al suo estremo compimento il processo di unificazione.
      – Sulla cartolina come strumento di propaganda introdotto a partire da metà Ottocento si rimanda all’appena citato Cartoline dantesche : la collezione Baldassarrialle pp. 3-5” (cfr. Andrea Simone, “Dante in scena. Percorsi di una ricezione : dalla fine dell’Ancien Régime al Grande Attore” : file :///C :/Users/Asus/AppData/Local/Temp/Tesi%20di%20dottorato_Andrea%20Simone_XXX%20ciclo-1.pdf).

      B) STORIA D’ITALIA E MOSTRA DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA: “[…]Nel 1932, per il decimo anniversario del suo arrivo al potere, il regime commemorò se stesso attraverso una enorme esposizione dedicata alla Marcia su Roma. Il Palazzo delle Esposizioni a Roma venne suddiviso in diverse stanze, ognuna delle quali dedicata a uno specifico momento storico : dall’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, alla presa del potere da parte del fascismo nell’ottobre del 1922. Si trattò di un’auto-celebrazione del fascismo non solo come momento capitale del passato recente dell’Italia ma anche come chiave concettuale per reinterpretare la storia nella nazione. Il fascismo ne emerse come il momento iniziale di una nuova era.
      – La grandiosa struttura scenografica della mostra derivava dalla volontà di trasmettere nella maniera più efficiente possibile il messaggio ideologico dell’iniziativa. Come indicato dalla guida ufficiale, il fine della mostra era di costruire un’« atmosfera », per veicolare una comprensio-ne intima del messaggio ideologico, basata sui sentimenti e non necessariamente sulla ragione. Un passaggio della guida riporta infatti : « Ed è perciò che questa Mostra non ha l’aspetto arido, neutro, estraneo che hanno di solito i musei. Essa invece si rivolge alla fantasia, eccita l’immaginazione, ricrea lo spirito, il visitatore re ne resterà conquistato e preso fin dentro l’anima ».
      – In questo processo di spettacolarizzazione della politica, giocavano un ruolo centrale numerose citazioni tratte dai discorsi di Mussolini. Ingigantite in dimensioni monumentali, la parole si imponevano in un dialogo diretto e personale con il visitatore : costituivano l’elemento di transizione visivo – ma anche concettuale – fra la immagini disposte sui muri e la documentazione in gran parte scritta (lettere, note autografe di reduci, ritagli di giornale) esposta nelle bacheche. La sala Q della mostra, ad esempio, progettata da Mario Sironi (ill. 1), accoglieva i visitatori con le parole, in caratteri giganteschi, pronunciate da Mussolini di fronte al re in occasione della Marcia su Roma : « Maestà, vi porto l’Italia di Vittorio Veneto ». […]
      – Nel 1932, rivolgendosi al re all’inaugurazione del monumento a Anita Garibaldi sul Gianicolo, ritornò sulla questione e rese ancor più esplicita l’associazione dichiarando : « Gli italiani del XX secolo hanno ripreso tra il ’14 ed il ’18, sotto il comando Vostro, o sire, la marcia che Garibaldi nel 1866 interruppe a Bezzecca, col suo laconico e drammatico « Obbedisco » e l’hanno continuata sino al Brennero, sino a Trieste, a Fiume, a Zara, sul culmine del Nevoso ; sull’altra sponda dell’Adriatico » […] Nella mostra del 1932, le citazioni di Mussolini facevano parte dello stesso ambito concettuale dei fatti storici, come tutti gli altri documenti incorniciati sui muri ed esposti nelle vetrinette. In termini più espliciti, queste parole funzionavano come una ricapitolazione coesa, che rende comprensibili le prove docu-mentarie esposte nella sala (oggetti, pagine di giornale, lettere, telegrammi). Ma l’uso di citazione per incapsulare una moltitudine di prove era sostanzialmente un espediente fittizio, nel quale la dimensione storica e quella storiografica venivano a sovrapporsi (cfr. Maria Elena Versari, “Parole (Iscrizioni)”, in AA.VV., Fascismo e società italiana.Temi e parole-chiave,a cura di Carlo De Maria, Bologna (BraDypUS) 2016 pp. 281-296: https://books.bradypus.net/sites/default/images/free_downloads/fascismo_societa_italiana_no_images.pdf).

      C) LA “BONIFICA INTEGRALE” DELLA STORIA D’ITALIA : “[…] Con l’avvento del fascismo la bonifica si trasformò in una delle principali azioni sociali del regime. Essa divenne una delle leve attraverso cui la politica del fascismo tentò di trasmettere al paese quel sentimento di « rigenerazione » del corpo « vitale e pulsante » della nazione all’interno di una visione prettamente organicista. In continuità amministrativa e finanziaria con il primo decennio del XX secolo, l’impegno politico nelle opere di bonifica fu declinato, questa volta, in un’enfasi crescente di rappresentazioni simboliche e di finalità sociali a forte impronta ideologica.
      – Il fascismo volle intendere la bonifica non solo un fatto materiale, che ricoprì comunque un posto di primo piano nella programmazione centralizzata del regime, ma soprattutto spirituale, che mirava a costruire l’uomo nuovo, e una rinnovata adesione alla nazione purificata dagli agenti infetti del vecchio regime incapace di risollevarne le sorti. Pertanto, termini come « bonifica spirituale » o « umana » evocarono metafore palingenetiche che entravano prepotentemente nella cultura politica del tempo […]
      – Tra il 1928 e il 1938, con la bonifica integrale si pianificò la completa utilizzazione agraria dei terreni e il riassetto globale idrogeologico, estendendo, inoltre, l’ambito territoriale (Meridione e isole) e strutturale (irrigazione, dighe e acquedotti, costruzione di borgate e fabbricati rurali, strade). La spesa globale Fascismo e società italiana ammontò ad oltre sette miliardi di lire, un finanziamento davvero imponente in rapporto a quell’epoca. L’azione bonificatrice fu guidata dall’Opera nazionale combattenti che, all’inizio, si concentrò nel Settentrione (pianure padana e veneta) in Italia centrale (Toscana e alto Lazio) e in Italia meridionale e insulare. […]
      – L’obiettivo però si rivelava molto arduo da realizzare e, nonostante la propaganda del regime, molte opere furono lasciate a metà a causa di una riduzione dal 1931 del flusso di spesa pubblica che scoraggiò ulteriormente i proprietari a sottostare all’applicazione delle leggi sugli adempimenti di bonifica. […].
      – La più riuscita opera di bonifica contro i vincoli ambientali e di propaganda del regime fu quella delle Paludi pontine nel Lazio meridionale, cominciata nel 1930 e condotta dall’Opera nazionale combattenti. Si trattava di una superficie delimitata dalle catene dei monti Lepini e Ausoni, da Terracina, dal Circeo, da Cisterna e da Nettuno, costituita da duemila anni, lungo il litorale che si estendeva tra Roma e Gaeta, in una landa boschiva, melmosa, paludosa e pestilenziale, ove si svolgeva una vita primitiva da mandriani, largamente falciati dalla malaria […]” (cfr. Francesco Di Bartolo, “Bonifica”, in AA.VV., Fascismo e società italiana.Temi e parole-chiave, cit., pp. 83-95).

      Federico La Sala

  3. STORIA E FILOSOFIA: MEMORIA DI UNA “FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO” ITALICO-ROMANO.
    “L’antitesi Mosca e Nuova York non si supera che in un modo, con la dottrina e con la prassi di Roma (B. Mussolini – Milano 1932): *

    A) Mussolini, “Discorso dell’anno IX” – Roma, 27 ottobre 1930: “[…] Oggi io affermo che il Fascismo in quanto idea, dottrina, realizzazione, è universale; italiano nei suoi particolari istituti, esso è universale nello spirito, né potrebbe essere altrimenti.
    Lo spirito è universale per la sua stessa natura. Si può quindi prevedere una Europa fascista, un’ Europa che ispiri le sue istituzioni alle dottrine e alla pratica del Fascismo. Una Europa cioè che risolva, in senso fascista, il problema dello Stato moderno, dello Stato del XX secolo, ben diverso dagli Stati che esistevano prima del 1789 o che si formarono dopo.
    Il Fascismo oggi risponde ad esigenze di carattere universale. Esso risolve infatti il triplice problema dei rapporti fra Stato e individuo, fra Stato e gruppi, fra gruppi e gruppi organizzati. Per questo noi sorridiamo quando dei profeti funerei contano i nostri giorni. Di questi profeti non si troverà più non solo la polvere, ma nemmeno il ricordo, e il Fascismo sarà vivo ancora. Del resto ci occorre del tempo, moltissimo tempo, per compiere l’opera nostra. Non parlo di quella materiale, ma di quella morale. Noi dobbiamo scrostare e polverizzare, nel carattere e nella mentalità degli italiani, i sedimenti depostivi da quei terribili secoli di decadenza politica, militare, morale, che vanno dal 1600 al sorgere di Napoleone. È una fatica grandiosa.
    Il Risorgimento non è stato che l’inizio, poiché fu opera di troppo esigue minoranze; la guerra mondiale fu invece profondamente educativa. Si tratta ora di continuare, giorno per giorno, in questa opera di rifacimento del carattere degli italiani […]”(B. Mussolini, “Opera Omnia”, vol. XXIV, p. 283).

    B) Mussolini – Discorso – Milano, Piazza Duomo, 25 ottobre 1932: “[…] Oggi, con piena tranquillità di coscienza, dico a voi, moltitudine immensa, che questo secolo decimoventesimo darà il secolo del Fascismo. Sarà il secolo della potenza italiana. Sarà il secolo durante il quale l’Italia tornerà per la terza volta ad essere direttrice della civiltà umana. Perché fuori dai nostri principi, e soprattutto in tempi di crisi, non c’è salvezza né per gli individui e tanto meno per i popoli.
    Fra dieci anni – lo si può dire. Senza fare i profeti – l’Europa sarà cambiata. Non da ora si sono commesse delle ingiustizie, anche contro di noi, soprattutto contro di noi. E niente di più triste il compito che vi spetta di dover difendere quello che è stato il sacrificio magnifico di sangue di tutto il popolo italiano. […] Tra un decennio l’Europa sarà fascista o fascistizzata!
    L’antitesi Mosca e Nuova York non si supera che in un modo, con la dottrina e con la prassi di Roma […]”(B. Mussolini, “Opera Omnia”, XXV, pp. 147-148).

    *Sul tema, si cfr.:

    HEIDEGGER, KANT, E LA MISERIA DELLA FILOSOFIA – OGGI.->http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4790

    STORIA E STORIOGRAFIA DEL FASCISMO, “UN RINATO SACRO ROMANO IMPERO” (A. GRAMSCI, 1924). IL MITO DELLA ROMANITÀ, LA MONARCHIA, E IL FASCISMO: MARGHERITA SARFATTI E RENZO DE FELICE: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/forum.php3?id_article=5890

    Federico La Sala

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