Un’analisi impietosa del successo letterario: i due M: “Uno strano intruglio di storia e fiction, con concessioni al pulp”.

L‘opera di Antonio Scurati su Mussolini: storia, romanzo o pulp?

Pasquale Chessa su “Il Messaggero” ci va giù di brutto: “trasuda di vomito”, “pulp, molto pulp” l’esordio del romanzo tra eruttazioni, flatulenze, presunta ulcera del duodeno, il corpo mistico del duce che diventa corpo mitico. “Perde il filo della storia, seguendo il filo delle storielle”: e perde pure quello, sostiene Chessa. 

Stiamo parlando del caso letterario del momento: il secondo voluminoso tomo di quella che qualcuno ha considerato “l’epopea del Fascismo, narrata con la costruzione e lo stile del romanzo in un intreccio tra narrazione e fonti”. L’autore è Antonio Scurati, il libro è M l’uomo della Provvidenza, seguito del primo M. Pluripremiato, non solo dal prestigioso Premio Strega, Scurati con M ha venduto 500mila copie ed è stato tradotto in numerosi Paesi: insomma una vera e propria operazione commerciale, studiata a tavolino dal business editoriale internazionale. 

Si fa presto a dire “romanzo storico”. Alessandro Manzoni, nello scritto Il romanzo storico, ne ha precisato i caratteri: racconto in cui non è distinguibile la realtà dall’invenzione; non rappresenta la realtà storica; il soggetto principale è interamente creato dal suo autore, “tutto poetico perché meramente verosimile”; “un gran poeta e un gran storico possono trovarsi, senza far confusione, nell’uomo medesimo, ma non nel medesimo componimento”. 

Antonio Scurati, l’autore di M. L’uomo della Provvidenza

Niente di tutto questo c’è in Scurati. Egli è un pessimo scrittore e un sistematico falsificatore della storia. I personaggi sono veri. I ritratti, la loro personalità, le loro storie sono ricostruiti saccheggiando a piene mani la bibliografia sull’argomento.

M di Antonio Scurati, vincitore Premio Strega: la recensione - Famiglia  Cristiana
Antonio Scurati

Per il primo M, fonte privilegiata era De Felice. Per il secondo M è Milza: le prime 40 pagine de L’uomo della Provvidenza sono a lui tributarie, come da Milza sono integralmente riprese, naturalmente senza citarle, le pagine su Mussolini sportivo. Non mancano sviste, errori, che non possono essere giustificati con la motivazione che si tratta di opera di fantasia e non di storia. Perché all’autore non riesce di mantenersi in equilibrio sul difficile crinale fra i due livelli. 

Eppure Scurati con qualche precedente prova narrativa si era presentato al pubblico dei lettori con altre potenzialità. Penso a Il tempo migliore della nostra vita del 2015. Al centro della grande storia narrata da Scurati erano Leone Ginzburg e la seconda guerra mondiale descritta con meticoloso scrupolo anche nei suoi aspetti quantitativi più minuti e tragici. Poi c’era la piccola storia, per così dire: quella dei Ferrieri, degli Scurati, dell’autobiografia dell’autore. Il ritratto di Leone Ginzburg appariva a tutto tondo. 

Si trattava di un libro molto stratificato. I capitoli della grande storia si susseguivano in sequenza e quelli dedicati alle microstorie, alle vicende e ai personaggi paralleli non erano incrociati e fusi con i primi: insomma la struttura narrativa era priva di unità.

Si succedevano diari, cronache di guerra, narrazioni biografiche, vere e proprie digressioni saggistiche. Non si riusciva a distinguere lo storico dal romanziere quando, ad esempio, Scurati riproponeva il testo integrale dell’ultima lettera di Leone alla moglie Natalia Ginzburg. Nell’ultima parte del libro, l’autore tentava di ricomporre i disiecta membra attraverso i più organici ritratti dedicati a Natalia Ginzburg, Luigi Scurati, Rosaria Ferrieri e sé stesso. Ma l’impressione delle molteplici stratificazioni non ricondotte a sintesi e unità narrativa restava viva nel lettore.

Scurati aveva l’ambizione di creare addirittura un nuovo genere letterario che sfuggisse a qualsiasi classificazione: “un profano vangelo sinottico”, per usare le parole dell’autore stesso.

La malattia gastro-intestinale del duce

Il progetto fallisce con i due M. Soprattutto il secondo appare uno strano intruglio di storia e fiction, con concessioni al pulp, in cui non è facile cogliere, come crede Massimo Recalcati nella sua recensione apparsa su “La Repubblica”, l’omologia tra il profilo della presunta malattia gastro-intestinale del duce e “l’ulcera del ventennio”.

Le metafore corporali attribuite alla politica hanno una lunga storia: arrivano fino a Kantorowitz de I due corpi del re, a Eric Fromm, a Carlo Emilio Gadda, agli studi più recenti di Marco Belpoliti. Chissà se Scurati ha mai studiato questa letteratura – se sì, l’ha saccheggiata abbondantemente – o, in caso contrario, ambisce all’originalità, come sembra credere Recalcati.

Il successo dei due M – il fascino di Mussolini

Eppure i due M stanno ottenendo uno straordinario successo. Come spiegarlo?

  1. Con il fascino di Mussolini, innanzitutto, grande e carismatica personalità storica: ammalia adepti e nemici, è sicuramente il personaggio più popolare della storia italiana nel nostro Paese e fuori, attira per la sua storia e le sue storielle.
  2. Con l’interesse per la storia in generale che – nonostante tutto sia vivo e presente nel pubblico – noi storici professionisti non sappiamo soddisfare attraverso la scrittura e la diffusione di opere di alta divulgazione.
  3. Con le pile alte di libri di Scurati che colpiscono l’occhio di chi entra in libreria.
  4. Con l’asfissiante presenza mediatica del pluripremiato autore e l’accorta politica dell’establishment editoriale, che spacciano per originale un prodotto che tale non è.
  5. Con il basso livello del senso comune storico, ma anche del gusto letterario del pubblico.

A Scurati si addice la fulminante battuta del comico Paolo Rossi – eravamo nel secolo scorso – su Berlusconi: “Quest’uomo ha dell’incredibile: ha trovato il vuoto, l’ha riempito di niente e ha fatto il pieno”.

 

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