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Il corpo non mente: analisi della gestualità in politica

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Mancano ormai pochi giorni al fatidico 4 marzo, data in cui gli italiani saranno chiamati a rinnovare il Parlamento. I palinsesti televisivi, di conseguenza, sono colmi di talk show e dibattiti politici. La corsa alla ricerca del consenso, la sfida all’ultimo indeciso da portare alle urne, si fa sempre più intensa, in particolar modo durante i giorni che precedono il silenzio elettorale.

Spesso gli elettori si affidano alle parole di un candidato oscillando tra un approccio ipercritico e una adesione fideistica ma come orientarci o scegliere i nostri referenti e come smascherare gli inganni della comunicazione verbale? In questo caso, ci può venire in aiuto il corpo.

Durante l’interazione sociale, infatti, si producono molti movimenti corporei, anche se il movimento delle mani esprime maggiori informazioni. Con il termine “gesto”, infatti, si indicano le azioni volontarie compiute dalle mani, dalla testa o da altre parti del corpo, azioni che hanno il fine di comunicare.

Quello della Comunicazione Non Verbale (CNV) è un argomento molto vasto, pertanto analizzeremo i tre principali movimenti del corpo che possono restituire la chiave di lettura di una menzogna. Vi sono:

  1. gli emblemi, cioè quelli non verbali, di solito sono i movimenti delle mani che hanno una diretta traduzione verbale formata da una a tre parole, il cui significato verbale è noto a tutti i membri di un gruppo o subcultura (“stai zitto!”, “non lo so”, ecc…);
  2. gli illustratori sono movimenti direttamente collegati al discorso che servono a illustrare ciò che viene detto verbalmente (ad esempio, tracciare il percorso di una scala a chiocciola);
  3. automanipolazione, o “movimenti incentrati sul corpo”.

Birdwhistell nel 1970 ha messo a punto un ampio e dettagliato vocabolario dei movimenti del corpo, ipotizzando che questi funzionassero come le parole di una lingua anche se la strada per la dimostrazione scientifica si sarebbe delineata solo negli anni successivi.

Ovviamente, gesto e parola sono fortemente collegati e come esiste un lapsus linguae così esiste un lapsus gestuale: il soggetto si lascia sfuggire un gesto che tradisce qualcosa che sta cercando di nascondere.

Spesso non viene eseguito tutto il gesto, ma solo parte dell’azione. Quando comparirà un lapsus, comparirà un unico elemento e anche quello incompleto: una sola spalla alzata di poco (invece delle spallucce), il gesto del dito magari viene lievemente accennato, non solo mostrando il dito ma scuotendo lievemente la mano. Se chiaramente il soggetto riesce a reprimere fortemente la collera, il gesto non viene per nulla eseguito.

Un’altra spia che segnala un lapsus è che l’azione è eseguita fuori dalla normale posizione di presentazione. Di solito, i gesti vengono eseguiti all’altezza del dorso, in posizione ben visibile; in caso di repressione, il gesto viene eseguito in posizione non regolamentare senza rendercene conto.

Proprio perché i lapsus gestuali non capitano sempre e si presentano in maniera disinibita non filtrati dalla coscienza, questi risultano attendibili e hanno un messaggio specifico. Quando una persona tradisce, questa gesticola meno del solito; ciò per dimostrare che non è il numero puro e semplice di gesti o il loro tipo che può tradire una bugia, ma anche la semplice ricorrenza di gesti può tradire.

I gesti che inducono alla menzogna sono quelli illustrativi. Questi diminuiscono quando si mente. Si ricorda che i gesti illustrativi ci aiutano a spiegare idee difficili da mettere in parole, un esempio è quando schiocchiamo le dita perché non ci viene in mente una parola. Questi gesti servono a far capire all’interlocutore che la ricerca è in corso e che non si è ancora finito di parlare. La gestualità, quindi, aumenta di pari passo con la partecipazione al discorso.

Un terzo indizio sulla menzogna è dato dai gesti manipolatori: pulirsi, grattarsi, rimettere a posto i capelli, battere colpetti col piede, ecc… Questi tipi di gesti, che durano a lungo, appaiono privi di scopo: avvolgere e svolgere una ciocca di capelli, strofinarsi le dita, di solito è la mano a eseguire i gesti di manipolazione ma può essere anche un oggetto così come può essere qualsiasi parte del corpo (fra le più comuni: capelli, orecchie, naso). Possono essere circoscritti al viso oppure compiute da una gamba all’altra. Possono entrare anche oggetti-pretesto come penna, fiammiferi, sigarette o fermagli. Se ci accorgiamo che qualcuno ci osserva, spesso smettiamo o mascheriamo il gesto. I segni manipolatori sono stati spesso accusati di essere segno di menzogna, ma non è sempre così. Tutti hanno una sorta di “gesto favorito”, c’è chi ama girare l’anello, c’è chi si arriccia i baffi. Le manipolazioni sono accessibili alla coscienza, pertanto, è difficile che queste possano essere usate per dissipare l’emozione della bugia; diversamente, se la posta in gioco è alta. In questo caso, ciò che può accadere, è una sequenza ad intermittenza.

È noto che attraverso la “parola” non è sempre possibile apprendere le reali intenzioni dell’interlocutore, mentre i segnali non verbali, difficilmente controllabili, offrono una prospettiva più significativa delle sensazioni del soggetto. Gli sguardi, i gesti, le posture e lo spazio interpersonale, costituiscono elementi di investigazione che hanno generato importanti filoni d’indagine specialmente nelle analisi dei discorsi politici dove a volte le menzogne colpiscono nazioni intere.

Per approfondire

  1. E. Ricci Bitti, S. Cortesi, Comportamento non verbale e comunicazione, Il Mulino, Bologna 1977
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