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Moda e sviluppo industriale nell’Europa del Settecento. (Parte seconda) Un caso studio: La Fabrique neuve de Cortaillod

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La Fabrique neuve de Cortaillod

Fin dal Medioevo la produzione svizzera era stata costantemente caratterizzata dalla ricerca di un segmento di mercato che consentisse agli imprenditori locali di sfruttare al meglio le risorse esistenti, tra le quali una forza lavoro qualificata. A tale scopo, affinché cioè si costituisse un’industria che assorbisse la manodopera locale, possiamo far risalire la realizzazione della produzione di indiane del XVIII secolo nel principato di Neuchâtel.

Inoltre, quando si estinse la casa degli Orléans-Longueville nel 1707, il principato di Neuchâtel passò al re Federico I di Prussia della dinastia degli Hohenzollern, che, mediante il procuratore generale Jonas Chambrier, cominciò a valutare i mezzi con cui si potessero aumentare le entrate derivanti dal principato. Chambrier, esprimendo il punto di vista dell’intera classe di possidenti di Neuchâtel, propose, a questo scopo, “l’introduzione del commercio e la creazione di buoni manufatti”. Le entrate del Principe sarebbero state garantite mediante i benefici dettati dallo sviluppo del commercio e dell’industria, che avrebbero trasformato l’intera economia di Neuchâtel.

Nel 1752 entrava in funzione la nuova fabbrica di Cortaillod, posta sulla riva sud della regione di Neuchâtel, nell’ovest della Svizzera, sulla strada principale che la collegava alla Francia. Essa operava esclusivamente nel campo delle indiane, non incorporando la tessitura nel processo produttivo e concentrando la produzione sulle sole fasi di stampa e colorazione. La produzione venne ideata fin dall’inizio in funzione dell’esportazione all’estero, ponendo dunque attenzione alla domanda del mercato estero e adattando le merci ai gusti del paese di destinazione, e già alla nascita della manifattura e fino ai primi anni del XIX secolo vennero costituite due società organizzate e dirette dai medesimi soggetti, una deputata alla produzione ed un’altra alla commercializzazione, mantenendo la produzione separata da coloro i quali si sarebbero occupati della vendita del prodotto finito. Si trattava di una piccola impresa che in meno di un secolo ebbe un’incredibile ascesa nel ramo tessile, tra i maggiori nel periodo della rivoluzione industriale, sperimentando tuttavia un’altrettanta rapida discesa, solo un secolo dopo, con la sua definitiva chiusura nel 1854. L’importanza della sua produzione e della sua forza lavoro ne ha comunque fatto una delle più grandi imprese industriali in Europa.

Originariamente, il primo tentativo di installare una manifattura a Neuchâtel avvenne nel 1713 ad opera di Jean Labram, che, dopo aver fatto un apprendistato a Ginevra presso Vieux & Michel, avviò nel principato la stampa dei tessuti di cotone. Tale fabbrica entrò realmente in funzione nel 1715; contemporaneamente nascevano nel territorio altre piccole manifatture. A causa di due principali fattori, tuttavia, questi timidi esperimenti apparirono piuttosto precari.

Prima di tutto il clima sfavorevole, specialmente nei mesi invernali, dei territori a nord del lago di Neuchâtel rendeva problematico lo sbiancamento e l’asciugatura delle tele. Inoltre, era complicato e costoso, a causa della posizione geografica delle manifatture, il rifornimento delle materie prime.

Nel 1751 Claude-Abram Du Pasquier acquisì dal Consiglio di Stato l’autorizzazione ad insediare una nuova manifattura per la stampa e la colorazione dei tessuti di cotone, gettando così le basi per la costruzione del nucleo principale della fabbrica che prese il nome di Fabrique Neuve.

Figlio di un benestante notaio locale, aveva da giovane acquisito le tecniche della colorazione e stampa dei tessuti, passando un periodo di apprendistato in Germania, durante il quale mise insieme un minimo capitale; questo, congiuntamente all’eredità paterna e alle conoscenze acquisite, gli permise di avviare la Fabrique Neuve. Solo due anni più tardi, parte del capitale sociale dell’impresa fu rilevato da un altro ex tecnico stampatore, Jean-Jacques Bovet. La Fabrique Neuve di Cortaillod aveva dunque potuto acquisire maggiori dimensioni rispetto ad altre manifatture di indiane nel territorio di Neuchâtel, potendo avvalersi del sostegno di un capitale al loro ben superiore.

La struttura organizzativa della Fabrique Neuve presentava una grande complessità rispetto ad altre imprese del tempo; pur impegnandosi sulla sola stampa e colorazione dei tessuti, la manifattura svizzera aveva una forza lavoro media di circa 1.000 lavoratori cui netta era la divisione tra operai specializzati e non specializzati.

Nella prima categoria compaiono i dessinateurs, responsabili dei disegni su cartone da applicare successivamente sulla tela di cotone; i graveurs, incisori addetti al rifacimento del disegno sugli stampi in legno o cuoio; gli imprimeurs, operai deputati all’applicazione degli stampi colorati sulle tele di cotone; le rentreuses, operaie che, per disegni piuttosto complessi, avevano il compito di applicare un’altra “mano” di stampa. Quest’ultime erano operaie non presenti in tutte le manifatture, attive solo nelle grandi fabbriche. Nella fabbrica di Cortaillod il loro numero era maggiore rispetto a quello degli stampatori veri e propri. Entrambe le categorie, quella degli imprimeurs e delle rentreuses, avevano un lavoratore minorenne che assisteva alle loro operazioni.

Il gruppo dei lavoratori non specializzati era costituita dai manoeuvres, categoria che raccoglieva differenti tipologie di operai come i “coloristi” e il personale che all’interno della fabbrica era deputato a mansioni di fatica, propriamente considerati lavoratori generici.

Vi erano, inoltre, le giovani pinceleuses, operaie destinate all’applicazione, per mezzo di pennelli, di colori, ad esempio il blu indaco, che per ragioni tecniche non potevano essere applicati attraverso le usuali procedure di stampa.

Infine, la figura specifica del supervisore, il maître, aveva il compito di organizzare e controllare l’attività lavorativa verificando e valutando il prodotto degli operai.

Durante la seconda metà del XIX secolo, lo sviluppo delle tecniche ridimensionò il ruolo svolto dalla forza lavoro impegnata nella produzione tessile; inoltre la molteplicità degli ostacoli doganali impedì agli svizzeri, con particolare riferimento al principato di Neuchâtel, di impegnarsi nella produzione di massa mediante l’uso di macchinari, come facevano invece i loro concorrenti inglesi o francesi, portandoli ad abbandonare tale settore, la cui produzione cominciò gradualmente a scomparire.

Coloro che detenevano i capitali di Neuchâtel andarono alla ricerca di nuove nicchie, individuando filiali con un minimo di punti vendita locali, come le industrie alimentari, o usando una forza lavoro particolarmente qualificata, come nel settore dell’orologeria, investendo massivamente, soprattutto negli ultimi anni del diciottesimo secolo, il loro capitale al di fuori del principato.

Per Approfondire:

  • G. Riello, La moda: una storia dal Medioevo a oggi, Roma-Bari, Laterza, 2012.
  • La moda, a cura di Carlo Marco Belfanti e Fabio Giusberti in Storia d’Italia. Annali 19, Torino, Einaudi, 2003.
  • R.M. Bellezza, M. Cataldi Gallo, Cotoni stampati e mezzari: dalle Indie all’Europa, Genova, Sagep, 1993.
  • P. Caspard, La Fabrique-Neuve de Cortaillod [Texte imprimé]: entreprise et profit pendant la révolution industrielle 1752-1854, Paris, Éditions universitaires de Fribourg, 1979.
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