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Pierre Serna, Commes des bêtes. Histoire politique de l’animal en Révolution (1750-1840), Paris, Fayard, 2017, 444 pp.

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Foss’ mort’ tata e no lu ciucc,’
lu ciucc’ gìa a degna e tata nona,
lu ciucc’ s’ uaragnava li carrin’
e tata s’ li frcàva inda la candina…
(Fosse morto papà e non l’asino,
l’asino caricava la legna e papà no,
l’asino guadagnava i carlini [moneta]
e papà li sperperava nelle taverne…)

Canto popolare lucano

In un romanzo per ragazzi del 1975, Domani dopodomani di Renée Reggiani, questo canto popolare è visto in maniera assai scettica dal personaggio protagonista, il maestro Lasala. La cultura lucana gli appare dominata dall’ignoranza, le credenze, le superstizioni, le leggende e l’attaccamento a miti negativi, come i briganti. Così, non considerando l’importanza data, all’interno del canto, al lavoro della terra e alla cultura contadina, il maestro si chiede nervoso come sia possibile preferire la morte di un uomo e non di un animale.

Stupisce, in realtà, lo stupore del maestro, il quale di certo sapeva che nelle società basate prettamente sull’agricoltura e la pastorizia, gli animali hanno avuto un ruolo determinate nella produzione di cibo o nella sua stessa ricerca, nel trasporto di merci e uomini, essi non erano semplicemente un valido aiuto nel lavoro, ma erano fondamentali, tanto da divenire parte integrante della collettività. Il rapporto uomo/animale ha modellato le culture in tutti i loro ambiti: il loro utilizzo, come educarli, mangiarli, divertirsi con loro, conviverci e come, soprattutto, gestirli politicamente.

La politica dell’animale ha avuto, nel corso della storia, così tanta importanza da chiedersi, come fa Serna nella prima pagina del libro, come mai uno studio del genere non sia stato fatto prima d’ora. In effetti, è recente l’attenzione al genere animale, considerato non come rappresentazione astratta del pensiero umano, ma nella sua realtà fisica e, soprattutto, nella sua trasposizione fisica nella pratica politica. Dello stesso 2017 il testo di Peter Sahlins, 1668. The year of the animal in France, che ha interpretato il 1668 come l’anno di nascita di una nuova valenza dell’animalità nella politica monarchica. Utilizzata allo scopo di legittimare il potere esclusivo di un solo uomo, considerato dotato di migliori capacità intellettive, l’animalità servì a una società vista come un insieme di esseri le cui doti si traducevano in un migliore o peggiore dono della natura. Dalla seconda metà del XVIII secolo, la riflessione sull’animale conobbe in Francia un nuovo impulso, nel momento in cui sempre più saldo si faceva il pensiero che tutti gli uomini sono animali. 

Ma come porre al centro del racconto storico chi non ha voce e non ha potere? 

È proprio da tale interrogativo, dall’interesse verso la storia dei deboli, dei vinti, della parte più isolata della società, che è nato Commes des bêtes… di Pierre Serna, storico esperto della Rivoluzione francese, professore alla Sorbona. 

Il libro è il frutto di dieci anni di ricerca, vari articoli, incontri, seminari e un’anteprima scientifica, del 2016 il suo L’animal en République. 1789-1802. Genèse du droit des bêtes in cui ha analizzato le dissertazioni pervenute in seguito al concorso lanciato, nel 1802, dalla Classe des sciences morales et politiques, che propose due importantissimi quesiti attorno al maltrattamento degli animali “Jusqu’à quel point les traitements barbares intéressent-ils la morale publique? Et conviendrait-il de faire des lois à cet égard?”. 

Attraverso l’incontro di personaggi affascinanti, lo storico ci mostra, in Commes des bêtes…, quanto la Rivoluzione francese non fu soltanto il palcoscenico di lotte politiche, ma anche il perseguimento di una società in cui si riconosceva un’uguaglianza naturale per tutti, ne deriva una lettura puramente morale della Rivoluzione francese, liberata, infine, dalla violenza. 

Il testo è diviso in cinque parti che vanno ad analizzare il rapporto uomo/animale nella Francia del XVIII secolo, con particolare accento sugli anni della prima repubblica, e dispiegandosi su due grandi blocchi: il problema della convivenza dell’uomo con l’animale e quello del paragone tra l’uomo e l’animale.

Tenendo presente il punto focale del testo, il politico e l’uso dell’animale nel politico, nella prima parte, Surveiller les animaux et policer les citoyens, entriamo in una Francia che, soprattutto a Parigi, era invasa dalla presenza dell’animale. Prima ancora che si imponesse la Rivoluzione industriale, in una società pienamente agricola, la vita ordinaria dell’uomo dipendeva dall’animale, per il lavoro, per il nutrimento, persino per il divertimento. Cavalli, cani, maiali, mandrie di bovini riversati per le strade senza controllo, causavano effettivi pericoli. Pappagalli, scimmie, animali selvatici e addomesticati, erano esposti in piccoli teatri o in fiere. I combattimenti di animali (tori, cani, orsi, lupi) era una pratica antica che attirava una popolazione, in questa maniera educata, fin dall’infanzia, alla violenza, a una cultura insensibile verso la sofferenza e l’imposizione. Gli animali erano macellati alla vista di tutti, dando vita a uno spettacolo di depravazione sessuale e civile, descritte in maniera angosciosa da Louis-Sébastien Mercier nel suo Tableau de Paris. Gli animali da macello erano spesso custoditi senza cura, in condizioni igieniche precarie. Ciò causava la diffusione di molte malattie. Il diritto di caccia, prerogativa nobile nella monarchia d’antico regime, fu esteso a tutti durante la Rivoluzione e fu, presto, incontrollabile. Sarà la polizia, qui rappresentata dal Dictionnaire de police et municipalités del “poliziotto-filosofo” Jacques Peuchet, vicina al popolo, testimone dei pericoli, del degrado e della violenza che si sviluppavano nel rapporto uomo/animale, la prima a denunciarne l’emergenza e a sottolineare la necessità di una nuova educazione morale.

Da qui, nella seconda parte, L’invention de l’animal républicain ou la naissance du Muséum d’histoire naturelle, lo storico ci trasporta verso una vera e propria missione politica, squisitamente repubblicana: la realizzazione di un serraglio del Jardin des Plantes. Attraverso l’analisi di coloro che furono pienamente coinvolti nel progetto, Serna ci dischiude le porte di un vero laboratorio sperimentale di riorganizzazione sociale del mondo. La visione di Bernardin de Saint-Pierre, che voleva l’eliminazione delle gabbie per gli animali pacifici, poiché in una repubblica di uomini liberi non si tollerava la visione della prigionia, contribuì alla formazione di un comportamento civilizzato, da modellarsi attraverso il percorso di rigenerazione repubblicana, nuova forma di educazione civile, che avrebbe sostituito le pratiche violente e brutali. Chi lavorò nel serraglio fu colpito dai comportamenti degli animali in cattività, che a volte rifiutavano la prole, mostravano segni di malinconia, a volte morivano. Ciò provocò interesse per il benessere dell’animale, l’accoppiamento, le sue relazioni sociali. 

La terza parte, L’invention de la médecine vétérinaire républicaine, tratta specificatamente della scienza veterinaria repubblicana, attraverso la storia di François-Hilaire Gilbert, modello del “veterinario repubblicano”. Viaggiatore, zootecnico, egli fu il promotore di un’economia politica repubblicana, volendo portare pecore merino dalla Spagna, per ambientarle in Francia. Il viaggio del gregge fu difficile e, per lo più, fallimentare, Gilbert fu colpito da una grave forma di malaria che lo portò alla morte, ma rimase simbolo di una nuova economia agricola che poneva al centro l’uso dell’animale da parte dell’uomo, aggiungendovi la sensibilità dovuta poiché, pur riconoscendo la superiorità dell’uomo sull’animale, ne riconosceva altresì l’assoluta dipendenza, che aveva permesso il processo di civilizzazione: “l’homme ne règne que par la brute, il n’est le supérieur que d’un inférieur sans lequel il ne serait strictement rien, réduit à l’état primitif”.

Nella quarta parte, La politique de l’animal: de la Révolution des tigres aux végétariens de la république, l’autore analizza il momento in cui l’animale fu usato all’interno del discorso politico repubblicano, cosa che comportò un paragone tra l’uomo e l’animale. L’avversario politico, essere colpevole da demonizzare, assunse, mano a mano, nella retorica del linguaggio, le caratteristiche animali viste in senso negativo, che rendevano l’antagonista privato totalmente di sentimenti umani e mostrificato dagli istinti animaleschi. Emblematica è qui la retorica termidoriana antirobespierrista, che fece di Robespierre, e i suoi seguaci, dei negativi ” hommes-tigres “, che, esattamente come la tigre, erano spinti, nelle loro azioni, non da puro istinto di sopravvivenza, ma dalla voglia di sangue e di dimostrare la propria forza. Della stessa radice, il paragone tra l’uomo e l’animale, è l’analisi della visione letteraria e filosofica degli animali. L’autore fa qui riferimento al moralismo repubblicano di Mercier, la questione della bestialità in Sade e il vegetarismo repubblicano di Boissel. Mercier vide pericolosa un’imitazione della vita animale, poiché conduceva inevitabilmente alla depravazione morale dell’uomo. Per Serna, il sadismo non ha nulla a che fare con l’animalità, poiché si basa sul controllo del piacere, che l’animale non ha, quindi esso è puramente razionale. Boissel, invece, che all’inizio dell’Ottocento dichiarava “J’aime infiniment mieux voir les hommes se reproduire librement sur la terre, que de les voir se massacrer en bataille rangée”, e che considerava la donna la sola creatura capace di educare veri repubblicani, vide nel modello della vita animale l’unica possibilità per l’uomo di “democratizzarsi”.

L’invention de l’homme-singe: 1802 et la catastrophe racialiste è il titolo della quinta e ultima parte del libro. Dalla necessità di riorganizzare la convivenza civile tra uomo e animale, si aprì una cruciale questione politica, nata dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, che implicò la naturale interrogazione sui limiti dell’umano. Chi era cittadino? L’animale, ma anche gli uomini che erano trattati come animali? Più precisamente, come percepire la schiavitù? Il rispetto di tutte le vite, la fondazione di una repubblica unita nell’unione di tutte le nature (minerale, vegetale e animale) erano principi in netto disaccordo con la schiavitù, che fu abolita nel 1792 e poi nel 1794.

Mentre in questo primo momento della prima repubblica, però, si lavorò per la rigenerazione di un uomo, una donna e un nuovo animale, in una Francia sempre più consolare, si vide lo sviluppo, mai sedato, di un razzialismo colto, che sfruttò le scoperte scientifiche per legittimare la tratta degli schiavi neri, opponendosi alla loro emancipazione, tanto da portare l’abrogazione della legge che aveva abolito la schiavitù. Lo storico, definisce questo momento “la catastrofe razzialista del 1802”. Rifacendosi a precedenti studi, come quello di Pietro Corsi, Serna suggerisce la possibilità di una lettura politica dell’“invenzione della razza”, qui trovati soprattutto negli scritti di Julien-Joseph Virey, sostenitore dell’inferiorità degli uomini di colore. 

Messe da parte le annose questioni del Terrore e la violenza, di Danton e Robespierre, della repubblica liberale, borghese e elitaria, della democrazia e dell’autoritarismo, ecc., siamo, dunque, di fronte una nuova eredità e un nuovo significato della Révolution?

Tali ricerche, hanno spinto Pierre Serna a credere in una rivoluzione futura sempre più legata alle questioni ambientali, ecologista, giovane e, naturalmente, femmina. L’ecologia politica è considerata, dallo storico, non soltanto possibile, ma necessaria nel mondo attuale. L’origine ecologista della contestazione dei Gilets jaunes, la scalata in Francia dell’EELV (Europe Écologie Les Verts) nelle votazioni delle ultime europee e l’immagine delle bionde trecce dell’adolescente Greta Thunberg, sono più che mai da ricordare in questo contesto.

Recente è la pubblicazione in spagnolo di Commes des bêtes… che merita, per la maniera con cui l’argomento è trattato e per il messaggio che ci lascia, l’attenzione dovuta a un lavoro pregevole e interessante. Dalle fonti estremamente varie che abbracciano la letteratura, la storiografia, la scienza, la medicina, il diritto, il libro di Serna, studioso sempre teso a una metodica analitica, rigorosa e precisa, interessa certamente l’esperto, ma anche il giovane lettore, che troverà diletto in una scrittura morbida e leggera, a tratti ironica, e condividerà la scelta dell’“indice degli animali”, affianco all’“indice di nomi di persone”. 

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