Home Attualità Palermo, anno Domini 1556

Palermo, anno Domini 1556

0

Pubblichiamo l’articolo del direttore dell’Identità di Clio, Antonino Giuffrida, uscito sul quotidiano La Repubblica il 28 dicembre 2019

Palermo, anno Domini 1556. L’Europa è sconvolta dalla tempesta provocata dal diffondersi dell’eresia luterana, innescata dalla pubblicazione da parte del teologo tedesco della Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum; la Chiesa di Roma ha dato vita al Concilio di Trento per erigere dei solidi sbarramenti al dilagare della “peste luterana”; in Sicilia continuano intanto le campagne per la predicazione e la vendita di indulgenze.

Il notaio Occhipinti – noto professionista che opera a supporto dei principali protagonisti della finanza isolana del tempo – il 4 maggio del 1556 si reca a casa di Pietro Garsia, segretario particolare del viceré Vega, per redigere un contratto. I protagonisti sono un mercante catalano, Dimas Urgell, Consalvo Cespedes, procuratore del generale dell’Ordine di Santa Maria della Mercé, e Michele de Arriaga, procuratore del segretario del viceré. Oggetto del contratto è l’attivazione di una campagna per la predicazione e vendita di un pacchetto di indulgenze da parte dei Mercedari, il cui ricavato dovrà servire per il riscatto dei cristiani caduti nelle mani degli infedeli musulmani. 

Il notaio legge l’atto che ha redatto in bozza per sottoporlo all’approvazione dei contraenti. I contributi che le parti danno all’affare indulgenze sono i seguenti:

  • il procuratore dei Mercedari pone sul tavolo una bolla papale, con la quale si autorizza l’ordine a predicare e a vendere nel regno di Sicilia indulgenze spirituali e altre grazie, con l’obiettivo di accumulare il capitale necessario a riscattare i cristiani ridotti in schiavitù dai musulmani;
  • il segretario del Viceré, politicamente, assicura la praticabilità dell’operazione garantendo la firma dell’esecutoria viceregia alla bolla papale in quanto, per il privilegio dell’Apostolica legazia: per essere operativo nel regno di Sicilia qualsiasi documento pontificio doveva, infatti, ricevere una specifica autorizzazione (esecutoria);
  • il mercante catalano assicura sia il supporto logistico e organizzativo per la predicazione e vendita delle indulgenze che quello finanziario all’intera operazione.

Il notaio Occhipinti certifica che le 50.000 bolle di indulgenza – stampate presso il tipografo Mayda con valore nominale di tarì 1.15 – si ripartiscono in tre parti così suddivise: al viceré va una quota di 14.052 bolle del valore nominale di onze 819, ai Mercedari 19.988 pari ad onze 1165, al mercante 15.390 valore onze 897. Il termine “quote” è usato come sinonimo di “carati”, azioni il cui possesso serviva a determinare la ripartizione degli utili dell’affare indulgenze fra i tre protagonisti.

Il notaio inserisce nell’atto anche la descrizione del supporto logistico della predicazione e della vendita delle indulgenze che si basa essenzialmente su dei commissari, che si occupano della logistica, e dei predicatori, ai quali spetta il compito di collocare le indulgenze. I primi sono pagati a vacazione, mentre i secondi a provvigione, pari a grani 4 per ogni bolla venduta. La professionalità del predicatore, cioè la sua capacità empatica di convincere il penitente che solo acquistando la bolla di indulgenza potrà salvare la propria anima e quelle dei propri cari, verrà misurata in base al numero delle bolle di indulgenza collocate. Un vero e proprio cottimo, incentivato e pianificato nei minimi particolari dalla stampa delle bolle all’organizzazione logistica dei trasporti, alla esposizione delle bandiere in occasione delle prediche.

Occhipinti utilizza, nella stesura del contratto, i modelli strutturali e organizzativi  propri del mondo del mercante, che adatta alla “vendita” di una merce immateriale qual è l’indulgenza, cioè «una remissione delle pene temporali dovute per il peccato, accordata dalla chiesa ed efficace davanti a Dio». Al contratto è allegato anche il consuntivo finanziario di tutta l’operazione indulgenze. Un crudo resoconto contabile che ci permette di conoscere a fondo il meccanismo che si applica alla predicazione delle indulgenze in Sicilia.

Aggiungo che il modello contrattuale adottato in Sicilia è analogo a quello utilizzato dai banchieri Fugger nei confronti del vescovo Alberto di Brandeburgo per l’attivazione della predicazione dell’indulgenza per la costruzione della basilica di San Pietro con una ripartizione per quote tra potere politico, chiesa di Roma e gli agenti dei banchieri tedeschi.

Palermo, anno Domini 1556: sulle porte della cattedrale non verranno affisse argomentazioni contro la vendita delle indulgenze. I fedeli acquisteranno le bolle di indulgenza nella convinzione che i propri peccati saranno cancellati e che le anime dei propri cari voleranno in paradiso; il mercante verserà nei conti correnti dei contraenti le loro quote di guadagno. E tutti vivranno felici e contenti.

Ninni Giuffrida 

Sarica il pdf dell’articolo ad alta risoluzione

 

 

Lascia un commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.