Promossa la manifestazione del  Cassaro alto, nonostante il contingentamento e le norme di contenimento del Covid-19

La quinta edizione della Via dei librai, da poco conclusa, è stata un grande affresco di sensazioni, parole, suoni e volti.

Dopo un primo segmento digitale, gestito attraverso una narrazione online, quelli di inizio settembre sono stati giorni di storie vissute in presenza: scritte, declamate e raccontate in decine di modi e con molteplici stili.

Un evento che ha testimoniato la voglia di ripartire, di investire, di creare, di costruire, di credere nel futuro e nella ripresa di un mercato, quello editoriale, capace di produrre al tempo stesso economia e cultura. Dai librai storici di Palermo alle case editrici provenienti da altre città o regioni, dagli autori minori ai grandi nomi della società civile, dai racconti per bambini a quelli sulla storia del rapporto tra potere e criminalità, moltissime sono state le voci di questa manifestazione.

Camminando lungo il Cassaro alto, la prima cosa che colpiva chi si accostava agli stand erano proprio i sorrisi, ben visibili anche dietro le mascherine: la felicità di una ritrovata normalità, di un nuovo inizio in questa convivenza forzata con il Covid-19.

Ognuno di quei volti rappresentava un percorso fatto di aspettative, desideri e attesa. Dagli autori, ansiosi di presentare al pubblico le proprie fatiche, agli editori desiderosi di vendere i testi sistemati ordinatamente sui banchi. Dagli sguardi avidi e indagatori degli appassionati a quelli incuriositi di passanti e turisti.

Dopo l’edizione digitale di aprile, questo ritorno in strada dei libri ha rappresentato un momento liberatorio per molti dei partecipanti, soprattutto per i commercianti della via, da cinque anni parte integrante di un evento di promozione culturale che non dimentica l’importanza di alimentare il cuore economico della propria città.

Tra i molti volti dell’evento, quello di Giuseppe Scuderi, parte del comitato scientifico della manifestazione, ha raccontato due storie. La prima era quella di una sfida accettata e vinta: riportare corso Vittorio Emanuele alla propria funzione naturale di luogo deputato alla produzione quanto alla fruizione culturale.

La seconda invece riguardava il paradosso nella difficoltà nell’organizzare un evento attraverso piattaforme digitali e telefono, scoprendo solo una volta sul campo, quanto in realtà il meccanismo, rodato negli anni, avrebbe funzionato nonostante le limitazioni imposte dall’emergenza Covid-19. 

“La natura stessa della manifestazione, integrata in uno spazio aperto, ha permesso di garantire il mantenimento delle distanze di sicurezza tra le postazioni degli editori, così come nelle due isole letterarie e nonostante le date, lontane dal solito 23 aprile, il pubblico ha risposto positivamente”, ha raccontato Scuderi. 

A questa narrazione, propria della parte gestionale dell’evento, si affiancano altre storie. Tra cui quella di Nicola Leo, uno dei due editori de “Il Palindromo”, che ha parlato invece del ritrovato contatto con i lettori, della felicità di poter tornare ad incontrarli.

“Fortunatamente Palermo è una città che permette l’utilizzo di spazi aperti per simili manifestazioni, che rappresentano la possibilità di rimettersi in gioco dopo la chiusura e buona parte della riuscita di un evento simile risiede nel buon senso delle persone”, ha detto osservando la gente avvicinarsi con ordine ai volumi esposti.

Altre storie sono quelle del giovane Andrea Dimisi, parte del comparto amministrativo e promozionale di Palermo University Press. Un progetto editoriale nato anni fa per lavorare al fianco dei docenti universitari, fornendo servizi qualificati per la grafica, la stampa, l’impaginazione e la promozione di quei libri destinati a diventare i testi su cui studieranno centinaia di ragazzi.

Come lui, anche Luana Lupo, editor di Kalós edizioni, ha raccontato la propria esperienza, quella di un marchio rinnovato qualche anno fa, che ha creduto nel ritorno in strada dei libri, proponendo le proprie novità editoriali. Dal terzo numero della rinnovata rivista “L’accento sul bello”, a “Natività di un sospetto” di Bruna Pandolfo, uno dei volumi della nuova collana narrativa “Fili e trame”. 

Lungo corso Vittorio Emanuele c’era la magia delle storie per bambini e dei libri per l’infanzia, compresi quelli di Lavieri edizioni, alla sua prima partecipazione alla kermesse. Marcello Lavieri ha raccontato come, dopo mesi di fermo, la produzione di nuovi testi illustrati stia riprendendo dopo essere rimasta paralizzata per mesi dalle incertezze legate al blocco totale delle attività. “Palermo è una città di lettori in una regione di lettori, con bambini molto piccoli dalle capacità di lettura avanzate: un’eccellenza profondamente gratificante”.

Quello di Surya Amarù, titolare della catanese Splen edizioni, è il racconto di chi ha intrapreso un’avventura investendo con coraggio sulla propria terra: “Siamo in pochi a fare libri per bambini in Sicilia e ci riteniamo fortunati, perché le vendite librarie continuano a premiarci ed il mercato cresce grazie al ricambio generazionale ed alle scuole; dove gli insegnanti mostrano una sempre maggiore sensibilità verso testi più freschi rispetto ai grandi classici”, ha precisato ricordando come la Sicilia sia una delle due regioni italiane che i migliori illustratori ottimi e scrittori per bambini, offrendo una pletora di potenziali talenti da scoprire.  

Infine Maurizio Zacco ha fornito il punto di vista dell’organizzatore e del libraio, narrando la storia di commercianti che non vogliono essere dimenticati dal loro pubblico, persone che avevano bisogno di questa manifestazione per riportare la gente in strada partendo dalla cultura. Nel suo racconto, i libri salvano il commercio stimolando la cooperazione tra due volti della stessa medaglia, legati dalla necessità di ricominciare a respirare, magari proprio attraverso la sinergia proposta dalla manifestazione.

Inoltre, l’edizione web potrebbe avere aperto un nuovo canale di comunicazione con gli appassionati di tutta Italia, diventando uno strumento sul quale lavorare per un’integrazione completa per supportare l’evento. Una riflessione che, unita all’entusiasmo degli autori, porta ad un timido “speriamo di essere ripartiti’, carico di speranza e fiducia per la prossima edizione della Via dei librai.

 

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