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Devşirme e mobilità sociale nell’impero ottomano

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L’espansione nella Penisola Balcanica (1462), a seguito della presa di Costantinopoli (1453), portò nell’orbita dell’impero ottomano territori della Penisola come l’Albania, annessa a seguito della sconfitta di Giorgio Castriota “Skanderbeg”, e la Valacchia in cui regnava il voivoda Vlad III “l’Impalatore”. Tali conquiste saranno alla base di quell’istituto ottomano chiamato Devşirme “La Raccolta”, determinante non solo per arruolamento dei giovani che verranno inquadrati nelle orte dei giannizzeri, casta militare paragonabile alle forze speciali attuali e guardia personale del sultano, ma anche all’interno della struttura statale dell’impero; vi saranno addirittura casi in cui componenti della casta militare ricopriranno alte cariche imperiali, per esempio la carica di Gran Vizir, grazie alla mobilità sociale che ha caratterizzato l’impero ottomano del XV secolo. La Raccolta dei fanciulli è un istituto molto particolare, consisteva nell’arruolamento dei bambini cristiani provenienti dai villaggi della Penisola Balcanica e dal Quattrocento fino al Seicento le zone balcaniche fornivano materiale umano per l’esercito ottomano e per l’apparato statale[1], di fatto i bambini che servivano nell’esercito all’interno del corpo di fanteria dei giannizzeri avrebbero avuto un destino differente da quei fanciulli destinati alla carriera amministrativa. Al momento del reclutamento venivano scelti i figli unici, i figli di madre vedova e soprattutto tanti bambini dello stesso villaggio[2], una miniatura ottomana rappresenta dei giovani strappati con la forza dalle proprie famiglie e vestiti di rosso con un sacco in spalla erano pronti a partire verso Costantinopoli. Una volta che arrivavano nella capitale dell’impero, i fanciulli venivano mandati presso i contadini dell’Anatolia per diventare robusti e imparare il turco e coloro che erano promettenti fisicamente o mentalmente venivano portati a palazzo per essere educati[3]. I migliori di questi fanciulli “rinnegati” rivestivano posti all’interno della gerarchia militare, per esempio l’Agà (il comandante dei giannizzeri), il Kapudan Pascià (l’ammiraglio generale della flotta ottomana), o facenti parte della gerarchia del governo come i Vizir o addirittura il Gran Vizir[4]. Il devşirme, nonostante rendesse schiavi del sultano i bambini cristiani, è la base della mobilità sociale che ha caratterizzato la società ottomana, di fatto vi furono casi di personaggi che da soldati divennero Gran Vizir o che passarono al soldo del sultano, possiamo citare il caso di Sokollu Mehmed Pascià nativo dei Balcani, che proveniva dall’ambiente militare e divenne Gran Vizir sotto il sultanato di Solimano il Magnifico o i famosi corsari barbareschi come Khayr al Din detto il Barbarossa, personaggio di spicco della guerra di corsa che rese la vita assai difficile alle navi spagnole nel Mediterraneo[5], originario dell’isola di Midilli divenne Kapudan Pascià, conquistò la città di Tunisi[6] (1534)  e infine Uluç Alì Pascià, di origini calabresi, che divenne come Khayr al Din un corsaro al servizio del sultano tanto da riconquistare Tunisi (1569) e da essere uno degli ammiragli della flotta ottomana a Lepanto (1571) insieme ad Ali Pascià. Il devşirme ha permesso, come abbiamo visto, a molti uomini provenienti da territori diversi, grazie alla mobilità sociale, di diventare esponenti di spicco e simbolo del potere e dell’impero della mezzaluna.

[1] Cap. IX, p. 90 cap. IX p. 90 – A. Barbero, Il divano di Istanbul, Sellerio, Palermo, 2015.
[2] Cap. IX pp. 91-92 – A. Barbero, Il divano di Istanbul, Sellerio, Palermo, 2015.
[3] Idem.
[4] Cap. IX, p. 93 - A. Barbero, Il divano di Istanbul, Sellerio, Palermo, 2015.
[5] Intro, p. 27 - R. Cancila, Mediterraneo in armi (XV- XVIII), Quaderni – Mediterranea. Ricerche storiche; 4, Associazione Mediterranea, Palermo, 2007.
[6] Cap. III, p. 68 – S. Faroqhi, L’impero ottomano,  Universale Paperbacks il Mulino, Bologna, 2014.
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