Il 14 aprile 1865, Abramo Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti, fu assassinato raggiunto da un proiettile calibro 44 sparatogli alla testa da un sicario. Venne ucciso mentre, dal palco presidenziale, assisteva alla commedia musicale Our American Cousin. Circa un secolo dopo, avvenne l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy.

Il movente di entrambi i delitti? L’introduzione della moneta di Stato.

Abramo Lincoln ucciso dalla massoneria

L’autore dell’assassinio fu identificato in John Wilkes Booth, membro della loggia massonica dei Pike’s Knights del Golden Circle (KGG), personaggio molto vicino ai banchieri Rothschild.

Quel giorno la guardia del corpo del presidente si era allontanata dal palco per recarsi in un pub vicino per consumare degli alcolici. È da ritenere che – anche se non si fosse allontanato e fosse stato presente – avrebbe certamente consentito l’accesso di Booth al palco, dove si trovava Lincoln: si trattava di un famoso attore che non avrebbe destato sospetti. Subito dopo, Booth fuggì nella campagna del Maryland, dove dei simpatizzanti federali lo nascosero in un boschetto di pini ai margini della palude di Ekian.

Rothschild, i banchieri mandanti

Nel 1934, grazie alle ricerche compiute da Gerald G. McGeer, uno stimato membro del Parlamento canadese, emersero le prove che sarebbero stati i Rothschild ad organizzare l’assassinio di Lincoln.
McGeer, durante un’audizione alla camera dei comuni, rivelò che i servizi segreti statunitensi avevano fatto scomparire il documento esistente agli atti del processo per l’omicidio del presidente, da cui risultava che John Wilkes Booth era al servizio dei banchieri internazionali.

Lincoln era entrato in conflitto con loro e il suo assassinio avvenne qualche tempo dopo  che aveva preso l’iniziativa di stampare moneta di Stato. Durante la sua presidenza, dovette affrontare la guerra di secessione con la conseguente necessità di urgente bisogno di denaro per finanziare la campagna militare. A tale scopo si rivolse ai Rothschild, i quali si dichiararono disponibili a un prestito, ma a un tasso d’interesse compreso tra il 24% e il 36%. 

La guerra di secessione e la corsa al denaro

Considerata l’esosità della richiesta dei Rotschild, Lincoln preferì chiedere al Congresso l’approvazione di una legge per stampare cartamoneta statale, il che non avrebbe comportato né debito né interessi, ben consapevole che non avrebbe mai potuto restituire il denaro a quell’interesse e che avrebbe indebitato gli Stati Uniti per sempre.

Fu così che i famosi “verdoni” (dal nome dell’inchiostro verde anticontraffazione usato sul retro delle banconote), furono emessi dal governo federale, in sostituzione delle banconote emesse dalle banche locali in tutto il Paese. La nuova moneta fu immessa nel mercato per un valore complessivo di 450 milioni di dollari.

Dichiarò allora Lincoln: “Ho pensato che fosse una cosa pericolosa, ma finalmente è stata realizzata e ha dato al popolo di questa repubblica la più grande benedizione che abbia mai avuto, la sua moneta per pagare il suo debito” Ed ancora: “La moneta cesserà di essere la padrona e diventerà la serva dell’umanità. La democrazia diventerà superiore al potere dei soldi”.

I “verdoni” e la rivolta della grande finanza internazionale

Questa scelta politica non fu gradita alla grande finanza internazionale che fino a quel momento aveva stampato moneta per gli stati.

Ciò traspare in maniera evidente da quanto dichiarato nel 1865 dal direttore della Banca d’Inghilterra, sul London Times: “Se questa dannosa politica finanziaria che ha origine in Nord America perdurasse, quel governo fornirà la propria moneta a costo zero. Non avrà alcun debito. Avrà tutto il denaro necessario per portare avanti i suoi commerci. Diventerà così prospero da non avere precedenti nella storia del mondo. Quel governo deve essere distrutto o distruggerà ogni monarchia del globo”.

Con la morte di Lincoln, l’America tornò al precedente sistema di moneta-debito, presa in prestito a interesse dall’onnipotente clan dei banchieri internazionali. L’obiettivo era stato raggiunto.

L’assassinio di John Fitzgerald Kennedy

Circa un secolo dopo, il 22 novembre 1963, è assassinato a Dallas John Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti d’America.

Anch’egli, come Lincoln, aveva tentato nuovamente di introdurre la moneta di Stato come strumento per finanziare la spesa pubblica. Con l’ordine esecutivo n.11110, del 4 giugno 1963, Kennedy, autorizzò l’emissione di una moneta statale complementare alla quella privata della Federal reserve, gravata da debito e interesse.

L’obiettivo di tale ordine esecutivo era sottrarre il potere di stampare moneta al FED per restituirlo allo Stato, liberando, così come fatto da Lincoln, gli Stati Uniti dal debito creato dal signoraggio.

Sei mesi dopo avere emesso quell’ordine, Kennedy fu assassinato. Ancora una volta, così come accaduto per il presidente Lincoln, la sua politica finanziaria si scontrava con il potere finanziario e in particolare con la Federal reserve. Kennedy, infatti, ridiede al governo la possibilità di stampare moneta convertibile in argento, così privando la Federal reserve del potere di battere moneta da prestare con interesse al Governo. Nel giro di poco tempo furono stampati “Silver certificates” per un valore di 4,2 miliardi di dollari.

A questo punto bisognava fermare colui che metteva in pericolo gli interessi finanziari della Federal reserve e per ottenere tale finalità non vi era che l’assassinio come di fatto avvenne. Ucciso Kennedy, così come dopo l’uccisione di Lincoln, tutto tornò come prima: le banconote degli Stati Uniti che lui aveva emesso furono immediatamente tolte dalla circolazione.

 Kennedy, un omicidio “eccellente”

Anche quello di Kennedy – come tutti gli omicidi “eccellenti” che si sono verificati nel corso di anni anche recenti – aveva una finalità stabilizzante: serviva cioè a consolidare e rafforzare il potere, in questo caso finanziario, esistente. Ufficialmente l’assassino fu individuato in Lee  Harvey Oswald che avrebbe sparato al presidente appostato in un edificio ubicato lungo il percorso del corteo presidenziale.   

Pare invece che a sparare sia stato un vero e proprio gruppo di fuoco, come sembrerebbe doversi dedurre dal fatto che il presidente Kennedy presentava sette distinte ferite da arma da fuoco, ma i servizi segreti americani fecero in modo di fare ricadere la responsabilità dell’omicidio sul solo Lee Osvald.

L’identificazione degli altri probabili componenti del gruppo di fuoco avrebbe peraltro consentito di risalire oltre che agli esecutori materiali anche ai mandanti che sono rimasti sconosciuti. 

I mandanti: mafia e massoneria. La Commissione Warren

Com’è noto, Lee Osvald, fu ucciso prima che potesse instaurarsi il processo, da Jacob Rubinstein (Jack Ruby), un personaggio vicino alla mafia.
È significativo rilevare come la  Commissione Warren che avrebbe dovuto accertare la verità sull’assassinio di Kennedy fu istituita da  due massoni: Lyndon B. Johnson e John Edgar Hoover, capo dell’FBI.

Il primo, infatti, fu iniziato all’ordine massonico il 30 ottobre 1937 presso la Johnson City Lodge, mentre Hoover venne eletto gran maestro della massoneria  il 9 novembre del 1920  presso la Loggia Federale  n.1 di Washington. Ma quello che induce a ritenere che i mandanti del delitto vadano ricercati nel potere finanziario è dato dal fatto che tra i membri della commissione figuravano Allen Dulles e John Mc Cloy.

Il primo era un finanziere massone, agente segreto ed ex direttore della CIA. Svolse anche l’attività di intermediario nella compravendita di armi e banchiere. Come finanziere fu socio della Sullivan & Cromwell, una società d’investimento di Wall Street e intrattenne rapporti di affari con il massone Hjalmar Schacht, il banchiere di Hitler. Dulles inoltre collaborò con la Brown Brothers Harriman & CO, la società che versò il denaro nelle casse del partito nazista portando al potere Adolf Hitler.

Mc Cloy era anch’egli un esponente del potere finanziario: era un uomo di fiducia dei Rockefeller, era stato  presidente della Banca mondiale e capo della Chase  Manhattan Bank. Avuto riguardo alla composizione come sopra specificata è da ritenere che la Commissione Warren venne costituita allo scopo di depistare le indagini e di allontanarle dai veri mandanti. 

Il “suicidio” di Salvador Allende

Nel discorso pronunciato dal presidente cileno Salvator Allende all’Onu, il 4 dicembre del 1972, nove anni dopo l’omicidio di Kennedy, questi denunciò pubblicamente come fosse in atto un disegno di dominio assoluto da parte dei poteri forti.

Disse allora Allende: “Ci troviamo  dinanzi a un vero scontro frontale tra le grandi corporation internazionali e gli Stati. Questi ultimi subiscono interferenze nelle loro fondamentali decisioni politiche, economiche e militari da parte di organizzazioni mondiali che non dipendono da nessuno Stato. Per le loro attività non rispondono a nessun governo poiché non sono sottoposte al controllo del parlamento e di nessuna istituzione che rappresenti l’interesse collettivo. La struttura politica del mondo sta per essere sconvolta”.

Il presidente cileno Allende intendeva fare riferimento alla élite finanziaria globale che ha il monopolio esclusivo delle banche centrali nelle quali risiede la vera fonte del potere. Parole profetiche, le sue, e quanto mai attuali anche ai giorni nostri. Si tratta di affermazioni che ci danno la chiave di lettura di molti delitti cosiddetti “eccellenti” i cui mandanti. Mai individuati, vanno ricercati in quei poteri forti di cui parlava Allende, poteri anche internazionali che non esitano a ricorrere all’omicidio di personaggi scomodi.

Il presidente cileno Allende venne fatto assassinare durante un colpo di Stato  organizzato dalla CIA, come scrive Patricia Verdugo nel suo libro  “Salvador Allende. Anatomia di un complotto organizzato dalla CIA”. La sua morte fu archiviata, a seguito di un’inchiesta governativa, come suicidio.

Un dato di fatto va però evidenziato, e cioè come da un punto di vista storico-statistico. Ogniqualvolta ci si trovi alla presenza di un personaggio scomodo che rema contro i poteri forti, questo è puntualmente assassinato e ciò avviene o ad opera del terrorismo, o a seguito di incidenti mortali o di strani suicidi.

Vengono aperte commissioni di inchiesta che quasi sempre non approdano a nulla e che finiscono con il non dare risposte ai numerosi interrogativi che i fatti più eclatanti pongono.

 

Lascia un commento
Articolo precedenteLa Sicilia e il casellario politico centrale
Articolo successivoLa EU Green week: un nuovo inizio per noi e per la natura
Girolamo Alberto Di Pisa
Entrato in magistratura nel maggio 1971 è stato destinato con funzioni di Pretore, della Pretura mandamentale di Castelvetrano, (provincia di Trapani) zona ad alta densità mafiosa. Nel 1976 è stato trasferito alla Procura della Repubblica di Palermo con funzioni di Sostituto Procuratore dove, come componente del c.d. “Pool antimafia”, si è occupato prevalentemente di indagini e processi riguardanti la criminalità mafiosa e reati contro la pubblica amministrazione. Nel 2003 ha ricoperto l’incarico di Procuratore della Repubblica di Termini Imerese fino al 2008 anno in cui è stato nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. Nel gennaio del 2016 è andato in pensione. Attualmente ricopre l’incarico di Commissario Straordinario del libero consorzio comunale di Agrigento.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.